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29/08/2018, 12:26

Schopenhauer, Nietzsche, Freud, Gabriele Romeo, Valentina Moscato





 Un contributo originale all’integrazione concettuale degli aspetti evolutivi pulsionali, transpersonali e relazionali



Un contributo originale all’integrazione concettuale degli aspetti evolutivi pulsionali, transpersonali e relazionali
di Valentina Moscato e Gabriele Romeo

Nel 2010 venivapubblicata on-line sulla rivista Science un articolo di F. L. Wolfe-Simon et al.nel quale veniva annunciata la scoperta di un microorganismo, denominatoGFAJ-1, nel lago Mono in California, USA, in grado di sopravvivere in unambiente ricco di arsenico. Inizialmente si pensò che il suo metabolismo sibasasse solo su tale sostanza; ricerche successive hanno messo in evidenza che questomicro-organismo necessita anche di fosforo, sia pure in quantità minime.Quest’ultima scoperta di una certa importanza in campo biologico, ai nostrifini è di secondaria importanza, in quanto non collide con la considerazioneche tale batterio riesca a rimanere in vita in condizioni decisamente ostiliper tutte le altre specie viventi. La riflessione che ne scaturisce, infatti, èche la vita è talmente vitale da manifestarsi in posti sfavorevoli a sé stessadimostrando quindi di possedere notevoli capacità adattive. L’insieme di questeriflessioni non può non richiamare alla mente la Pulsione di Vita di freudianamemoria e dei suoi traits d’union con la Volontà di Vita di A. Schopenhauer econ la Volontà di Potenza di F. Nietzsche. In questo lavoro i tre concettiappena citati verranno dapprima analizzati singolarmente e successivamente confrontatitra loro, allo scopo di far emergere le reciproche interconnessioni.Il primo Autore sulquale è più opportuno soffermarsi, sia per ordine cronologico che per ordine diesposizione concettuale, non può che essere Arthur Schopenhauer (Danzica, 22febbraio 1788 - Francoforte sul Meno, 21 settembre 1860) poiché egli ha avutoil merito, come affermato da Freud in "Una difficoltà della Psicoanalisi", diaver riconosciuto l’importanza dei processi inconsci e di aver dato unaspiegazione chiara del concetto di noumeno. Il primo a parlare di noumeno fu Anassàgora(Clazomene, 496 A.C. - Lampsaco, 428 A.C.) che distinse la rappresentazionementale in fenomeno (dal greco φαινομένον), che deriva dalla percezione ditutto ciò che è visibile ed in noumeno (dal greco νοούμενον), che deriva datutto ciò che è pensato. Platone (Atene, 427 A.C. - Atene, 347 A.C.) raffinò ilconcetto definendo il noumeno come un’idea alla quale si può arrivare solotramite un ragionamento astratto essendo una rappresentazione priva di unostimolo sensopercettivo. Il noumeno compare anche nella filosofia di ImmanuelKant (Königsberg, 22 Aprile 1724 - Königsberg, 12 Febbraio 1804), secondo cuiesso è un concetto che si riferisce ad una realtà posta al di là dell’apparenzadei fenomeni percepibili, pertanto inconoscibile ed indescrivibile. Schopenhauer,tuttavia, afferma che vi sono dei modi per arrivare alla conoscenza delnoumeno. Per spiegare meglio questo concetto egli ricorre all’immagine delcastello circondato da un fossato colmo d’acqua col ponte levatoio sollevato.Il passante lo potrà osservare dall’esterno da qualunque angolazione ma non vipotrà entrare dentro. L’unico modo per potervi entrare è squarciare il Velo diMaya. Con questo concetto, ripreso dalla religione induista e rimodulato per iltramite del mito della caverna di Platone, Schopenhauer sostiene che il Velo diMaya, di natura metafisica, impedisce agli individui la corretta percezione, edunque la conoscenza, della realtà per come in effetti è, determinando inveceuna percezione distorta e sfuocata per cui la realtà viene conosciuta in mododifforme ed alterato. Nel momento in cui l’uomo riuscirà a lacerare il Velo diMaya, potrà entrare in contatto con la vera essenza della realtà. Lo strumento checi consente di lacerare il Velo di Maya è il nostro corpo perché è l’unicarealtà esistente che possediamo non solo come immagine e quindi fenomeno, inquanto lo possiamo osservare dall’esterno, ma anche come noumeno poiché loviviamo anche dall’interno. La corporeità è dunque il modo per andare al di làdella rappresentazione esterna delle e per afferrare l’essenza delle cose;essa, tuttavia, è finibile e visto che la realtà non finisce con la sua fine,che coincide con quella dell’individuo, deve necessariamente esistere una forzauniversale che permane al di là delle vite dei singoli e faccia loro da trait-d’union;secondo Schopenhauer quest’energia è la Volontà di Vita della quale il corpo èuna manifestazione visibile. "Il mondo come volontàe rappresentazione"è il titolo della grande opera schopenhaueriana, che, insolo sei parole, racchiude il pensiero del grande filosofo. Soffermiamoci, inprimis, sul concetto del mondo come rappresentazione, nel senso che l’uomo nonpuò conoscerlo per come esso sia veramente, ma ne possa avere solo un’approssimazioneresa possibile dalla propria capacità sensopercettiva che è naturalmentepersonale e pertanto differente da quella degli altri individui. Lasensopercezione tramite l’elaborazione operata dall’intelletto darà luogo allarappresentazione che diverrà il filtro attraverso il quale l’individuo guarda econosce la realtà circostante, in modo ovviamente mediato. E’ da tenere inoltrepresente che la stessa sensopercezione non è oggettiva; infatti essa, secondo HermannLudwig Ferdinand von Helmholtz (Potsdam, 31 agosto 1821 - Berlino, 8 settembre1894), consiste nel recepimento di una o più sensazioni elementari in modoquantitativamente e qualitativamente diverso da individuo ad individuo secondola maggiore o minore efficienza degli organi sensoriali, che vengono poiintegrate in un insieme a livello cerebrale grazie ai propri dati empiriciovviamente anche diversi in ogni individuo; a tale insieme, grazie a processiassociativi, viene data una coloritura affettiva a livello ipotalamico edinfine gli viene dato un senso cognitivo grazie alla corteccia cerebrale. In sintesi,proprio per tali motivi, nessuno può avere una fotografia "mentale" dellarealtà fenomenica che la riproduca fedelmente in ogni suo particolare, inquanto la sua percezione varia, anche notevolmente, da individuo a individuo,sia rispetto alle caratteristiche peculiari degli organi di senso sia anchealla posizione in cui si trova l’individuo rispetto alla realtà fenomenicaoggetto della sensopercezione. Differenze nella percezione in ogni possonoessere determinate, nel singolo individuo, da una maggiore o minore acuità deisingoli sensi, in particolare a livello uditivo e visivo; un tipico esempio èquello dell’individuo affetto da daltonismo, che nelle forme più gravi,determina una visione solo in bianco e nero. Per le differenze legate alla prospettivasi pensi, ad esempio, ad un animale incontrato per la strada; se l’osservatoreè posizionato davanti ad esso potrà avere la percezione del muso ma non dellacoda mentre l’opposto avverrà se egli è posizionato dietro. Inoltre i processiassociativi emotivi e cognitivi hanno forti tonalità personali essendoderivanti da pregresse esperienze similari fatte dal singolo individuo e chepotrebbero essere state positive, negative od indifferenti. Appare abbastanzaevidente, quindi, l’estrema soggettività del dato sensopercettivo. Il classico esempioin psicologia sono le diverse interpretazioni che vengono date da ogniindividuo al Test di Rorschach.Chiarita, anche se in modosintetico, la posizione di Schopenhauer sul mondo come rappresentazione,bisogna ora soffermarsi su quella parte del suo pensiero che vede il mondo comevolontà. Il grande filosofo, infatti, affermava che le azioni del corpo nonsono altro che l’attuazione dei propositi della Volontà di Vita. Un corpo di cuinon si può negare l’esistenza, in quanto, quando l’intelletto rivolge larappresentazione al soggetto stesso, ecco che ci si guarda dal di fuori e siconosce il proprio Io come organismo corporeo tra gli altri corpi. Quindil’uomo non è solo soggetto conoscente, ma essere dotato di un corpo, comeafferma Schopenhauer: "non siamo solo alata testa d’angelo senza un corpo"(Schopenhauer,Il mondo come volontà e rappresentazione, pp. 137-138). È proprio grazieall’esperienza corporea il mezzo tramite cui il soggetto percepisce di essere diessere volontà in ogni proprio stato fisico, che corrisponde ad una propensioneall’azione generata da una carica energetica mentale (equivalente al desideriolacaniano). Di conseguenza possiamo definire la Volontà di Vita, matrice dibase del noumeno, come un impulso irrazionale che ci spinge, indipendentementeda noi stessi, al fenomeno, cioè al vivere ed all’agire per la propriaautoaffermazione. La Volontà, indipendente dalle forme a priori (tempo, spazio,causalità),come peraltro il processo primario di freudiana memoria checaratterizza l’inconscio, è:- inconscia, in quanto impulso non diprovenienza conscia;- irrazionale, in quanto non logica;- unica, in quanto non molteplice;- incausata, in quanto non persegue unacausa specifica se non quello di accrescere sé stessa;- eterna, in quanto senza inizio né fine,trascendendo dalla durata della vita del singolo individuo.Proprio in virtù diquesti aspetti, la Volontà di Vita genera la lotta, in senso darwiniano, per lasopravvivenza, spingendo l’individuo anche a crudeltà ed egoismi pur disalvaguardare sé stessa e quindi la vita. Questo accade in quanto, anche inbase anche alla propria esperienza, ci si accorge che ogni volere nasce da unbisogno e quindi da una mancanza che qualora sia protratta (basta pensare allafame) genera sofferenza finché non venga soddisfatta. Di conseguenza la Volontàda un lato placa la sofferenza indotta dal bisogno accogliendone le istanze edall’altra attiva tutte le risorse compresa la lotta per soddisfare le istanzeraccolte e fatte proprie.Tuttavia anche quando il desiderio è soddisfatto, ilpiacere che deriva dal ritorno allo stato di omeostasi, risulta essere solo dinatura transitoria perché tale equilibrio di omeostasi sarà interrotto da unanuova mancanza e così via. Nel momento in cui un individuo decidesse di noncedere alla volontà e ai desideri che essa produce, si andrebbe incontro allanoia che è la volontà svuotata di sé stessa; ne consegue che la vita è come unpendolo che oscilla tra dolore e noia. La Volontà si serve dell’uomo, mascherandol’accoppiamento con l’amore ed il desiderio sessuale con l’innamoramento, inmodo da far sì che la specie possa perpetuarsi nobilitando moralmente gliistinti biologici con valori socialmente più accettati. Se così non fosse, laspecie umana si estinguerebbe e la Volontà di Vita, non potendo oggettivarsi innessun corpo, smetterebbe quindi di esistere.Il filosofo propone trevie di liberazione dai bisogni generatori di dolore, e quindi dalla Volontà diVita, consistenti in:-         dedicarsi all’arte; tale azione, agendocome fatto catartico in termini psicoanalitici riecheggia la sublimazione, è ilprimo gradino del processo di negazione della volontà, ma resta qualcosa ditemporaneo e non accessibile a tutti;- attuare l’etica;  cioè vivere secondo i precetti di una moraleumana, attività che in termini psicoanalitici può essere collegata allamoralizzazione, sia essa di natura religiosa ovvero filosofica;- entrare in ascesi; questo cammino, chein termini psicoanalitici corrisponde all’ascetismo, presuppone la riduzionefino all’annullamento dei bisogni corporali tramite castità ed inedia.Il secondo Autore consideratoin questo articolo è Friedrich Wilhelm Nietzsche (Lützen, 15 ottobre 1844 -Weimar, 25 agosto 1900) che accoglie la visione Schopenhaueriana secondo cuil’esistenza è pervasa da una forza più potente di lei e irrazionale e che tendesenza sosta al proprio accrescimento, ma se non ne condivide le soluzionirelative alla liberazione dalla Volontà che vogliono distogliere, limitare odaddirittura distruggere l’energia vitale dell’individuo, cioè la massaribollente e caotica delle passioni, degli istinti e del corporeo, che eglidefinisce spirito dionisiaco. Quest’ultimo, sostiene il filosofo tedesco, èstato progressivamente represso e soffocato dall’avvento del razionalismosocratico che ha comportato il prevalere dello spirito apollineo (il sogno, l’illusione, l’armonia e l’equilibrio dellaforma), che, offrendo l’illusione che la vita sia ordine, fornisce una mascheraper nascondere i caratteri caotici e profondi della vita. Inizia così una lungaserie di menzogne con cui gli occidentali hanno ingannato sé stessi e che trovail culmine da un lato con Platone che respinge il mondo reale come falso e parladi un mondo trascendentale, l’Iperuranio, che delinea come vera realtà edall’altro con il Cristianesimo in cui si ha nuovamente la contrapposizione traun mondo terreno e un al di là (corpo vs spirito) che viene promesso solo acoloro che saranno pii e virtuosi. Dunque se nella cultura presocraticaconvivevano lo spirito dionisiaco nell’uomo ludico e quello apollineo nell’uomotragico, in quella originata da Socrate, teorizzata da Platoneeriadattata dal Cristianesimo, il dionisiaco è stato rimosso comemalvagio e demoniaco. Di conseguenza la cultura,dominata dall’intellettualismo, che in termini psicoanalitici richiamal’intellettualizzazione, è condannata alla decadenza perché incapace dicelebrare la vita nel senso dello spirito dionisiaco e di esprimerel’autenticità e il senso dell’esistenza. In tal senso i veri nichilisti a parerdi Nietzsche sono i difensori e fautori di una visione metafisica e religiosadell’esistenza che ha comportato il tramonto del corpo e degli istinti econseguentemente la rinuncia ad una vita terrena appagante. Il sopraggiungeredel positivismo, per propria natura incredulo e scettico, smascherando l’illusionedel mondo sovrasensibile filosofico-religioso sconosciuto ed irraggiungibile,ha innestato la crisi degli assiomi platonico-cristiani; per tali motiviNietzsche ha affermato nel saggio "la Gaia Scienza": "Dio è morto. Siamo statinoi ad ucciderlo: voi e io. Siamo tutti assassini"(F. W. Nietzsche, La gaiascienza, p. 138). Egli voleva dire che gli uomini non hanno più bisogno di Diocome principio rassicurante della vita e di ordine del mondo e che la sua morteequivale alla morte della metafisica, cioè al crollo degli assoluti.Naturalmente dall’enorme trauma indotto dal crollo degli assoluti si genera daun lato il nichilismo negativo in quanto gli uomini si sentono privi di ogni puntodi riferimento e persi nel nulla e dall’altro il nichilismo positivo che induceuna spinta a trovare nuovi valori basati sullo spirito dionisiaco e sulrecupero dei valori della vita terrena. Inizia così l’epoca dell’Ubermensch, initaliano definibile come Superuomo, cioè di quell’individuo che va oltre lacondizione attuale dell’uomo, rappresentandone il rinnovamento. Egli è coluiche dichiara fedeltà al mondo terreno, il suo motto è dire sì alla vita, le suetendenze sono di riscoprire e riappropriarsi di tutto ciò che la culturaoccidentale aveva occultato, disprezzato e frainteso: il corpo, gli istinti, lepulsioni profonde, il dolore, il superamento della concezione di un divenire intesocome senza senso né fine. Il Superuomo, esprimendo la rinascita e laliberazione del dionisiaco, permette che il senso della vita passi dal "tu devi"al "io voglio"; proprio in questa esplicitazione concettuale il Superuomo, rinnovandosé stesso, permette la manifestazione della Volontà di Potenza che è una forzainterpersonale intesa come trascendenza dei propri valori perpetua ed incontinuo cambiamento. In tal modo essa, inducendo l’individuo ad aggiornare ilproprio punto di vista senza mai soffermarsi su una presunta verità, che difatto negherebbe la pulsione vitale del cambiamento continuo sotteso, di fattolo trasforma nel Superuomo; egli, vivendo in modo autentico, può pienamentecogliere l’attimo come tale da un lato, ma al tempo stesso inserendolodall’altro in un contesto eterno nel quale potersi rinnovare e che ritorna inogni istante in cui ci si apra positivamente alla vita, in quel ciclo continuoche l’Autore definisce l’eterno ritorno.Nelle teorie di SigmundFreud (Příbor, 6 maggio 1856 - Londra, 23 settembre 1939), è ravvisabile l’influenzadi entrambi i filosofi, come da lui stesso ammesso in due saggi, ovvero"Difficoltà della psicoanalisi" e "l’Io e l’Es" (in quest’ultimo scrittoaffermadi aver mutuato il termine Es da Nietzsche, per mezzo di Georg Groddeck,nato a Naumburg il 13 ottobre 1866 e deceduto a Knonau il 10 giugno 1934,Autore di diversi saggi fra i quali "Il libro dell’Es" e "Il linguaggio dell’Es").Il padre della psicoanalisi concorda con Schopenhauer e Nietzsche sull’esistenzadi una forza irrazionale e di cui l’uomo è inconsapevole, ma dissentendo dallaloro concezione della sua natura transpersonale. Secondo Freud questa forza èl’Inconscio che è assolutamente una forza personale ed intrapsichica; neconsegue quindi che l’unica via perseguibile per potersi confrontare con iprocessi innestati da questa forza, è conoscerne le caratteristiche, ledinamiche e i contenuti in modo da conviverci meglio, accettarli e quindi"controllarli", piuttosto che, come suggerisce lo spirito apollineo insitonelle teorizzazioni di Schopenhauer, soffocarli, rimuoverli in modo massivo edesclusivo, pena il ritorno delle stesse pulsioni con una forza più potenterispetto quella iniziale e dinnanzi alla quale se ne potrebbe rimanere travolti,come osserva Freud in "Delirio e sogni della Gradiva di Jensen". Egli, infatti,nelle "Cinque conferenze" scrive: "Noi non dovremmo spingerci tanto datrascurare del tutto la parte originaria della nostra natura, noi non dovremmodimenticare che, per una meta di civiltà, l’uomo non può rinunciare alla suafelicità" (Freud S., Le opere complete di S. Freud, p. 1534). Un altropsicoanalista, allievo di Freud, il grande Sandor Ferenczi afferma che: "omissis,la completa conoscenza di sé stessi che solo la psicoanalisi permette, è ingrado di contrastare le influenze ambientali che agiscono fin dall’infanzia esottomettere alla ragione consapevole le pulsioni innate, fino a quel momentoinconsce e incontrollate" (S. Ferenczi, Elogio della psicoanalisi. Interventi1908-1920, p. 97).D’altra parte sempreFreud afferma peraltro che non si può nemmeno attuare la liberazione deldionisiaco come proposto da Nietzsche, pena la regressione dell’uomo a unostato di inciviltà; infatti nel saggio "Il disagio della civiltà", egli affermache una civiltà non repressiva è praticamente impossibile e che l’uomo deve inqualche modo barattare la libertà per la sicurezza. Freud elabora ilconcetto di pulsione di vita che espone nel saggio "Al di là del principio dipiacere" e che contrappone alla pulsione di morte. La pulsione di vita, Eros,rappresenta quella spinta che tiene unito e coeso tutto ciò che è vivente,include tanto le pulsioni sessuali quanto quelle di autoconservazione, per cuispinge l’uomo a conservare la specie e sé stesso e ad accrescere la vitastessa, a salvaguardarla e garantirne il proseguimento. La sua apparente nemesiè la pulsione di morte, Thanatos che spinge alla disgregazione della materiavivente, all’annullamento delle energie vitali e delle tensioni, e a portaretutto ciò che è vivente alla morte. In ultimo è opportuno precisare che seppurEros e Thanatos appaiono in antitesi tra loro, sono interconnesse, anzi lastessa pulsione di morte è funzionale al proseguimento della vita, almeno inbase a quanto si può inferire dalla dottrina freudiana. Per spiegare questoconcetto è opportuno fare una premessa sul funzionamento dell’apparato psichicosecondo Freud. Nel saggio "Progetto per una psicologia" Freud postula ilPrincipio d’Inerzia ed il Principio di Costanza, entrambi enunciati che servonoa spiegare come l’organismo espelli il surplus di energia per tornareall’omeostasi. L’organismo tende all’omeostasi cioè all’equilibrio energetico (comepostulato dal Principio di Costanza) per cui eventuali cariche energetiche insurplus, che compaiono da un bisogno a sua volta indotto da stimolazioniinterne od esterne, devono essere eliminate nel più breve tempo possibile(Principio d’Inerzia). La loro eliminazione avviene, in genere, mediantel’azione specifica che deve realizzarsi nel mondo esterno (ad es. nutrirsi incaso di fame, bere in caso di sete, dormire in caso di sonno e così via). Emergequindi la possibilità di distinguere una energia libera, quella dei processiprimari, e una energia legata o trattenuta, al servizio del processo secondarioche si difende da essa mediante l’azione specifica. Il correlato fisiologico diquesto sistema psichico consiste nel fatto che il neurone, sollecitato da unacarica elettrica, tenderebbe a scaricarla immediatamente, ma la presenza diresistenze e/o di atteggiamenti dilatori determina l’accumulo dell’energiaspecifica finché non vengano messi in atto gli opportuni comportamenti. Loscarico dell’energia genera una sensazione di piacere. Questo è il motivo percui Freud in "Al di là del principio di piacere", scrive "la funzione deglistrati superiori dell’apparato psichico consisterebbe nel legare le eccitazionidelle pulsioni che pervengono al processo primario" (S. Freud, Le operecomplete di S. Freud, p. 813) e questo "atto di legare è un’attivitàpreparatoria che introduce e assicura il dominio del principio di piacere" inquanto il "legare il moto pulsionale, sarebbe una funzione preliminaredestinata a procurare all’eccitazione l’eliminazione finale nel piacere della scarica"(ibidem, p. 832); il concetto immediatamente consecutivo nel ragionamentofreudiano è "il principio di piacere sia al servizio delle pulsioni di morte" (ibidem,p. 833), dato che il fine di entrambe coincide, ovvero eliminare l’eccitazionenel piacere della scarica. Freud nel saggio "L’Io e l’Es" afferma che "Laliberazione del materiale sessuale nell’atto sessuale" (S. Freud, Le operecomplete di S. Freud, p. 924) permette un appagamento delle pulsioni sessualiche trovano finalmente una loro scarica che coincide da un latoall’annullamento delle tensioni (quindi alla morte) e dall’altro allaprocreazione (e quindi alla vita). In tal senso si può affermare che la morte ènecessaria alla vita e che Eros e Thanatos siano interdipendenti. L’excursus compiutoconsente adesso di individuare come i concetti relativi alla Volontà di Vita, allaVolontà di Potenza ed alle Pulsioni di Eros e Thanatos e di vita sianostrettamente intersecati tra loro. Lo stesso Freud in "Al di là del principiodi piacere" cita espressamente Schopenhauer: "Secondo Schopenhauer la morte èil vero e proprio risultato e come tale, scopo della vita, mentre la pulsionesessuale è l’incarnazione della vita" (S. Freud, Le opere complete di S. Freud,p.824) tantoché "la meta che le pulsioni sessuali cercano di raggiungere conogni mezzo è la fusione di due cellule germinali" (S. Freud, Le opere completedi S. Freud, p. 819). Si può ben dire quindi che la pulsione sessuale è ilcorrispettivo della Volontà di Schopenhauer, difatti, riverbera in ogni statofisico del soggetto che per questo motivo sa e sente di essere volontà eavverte la stessa pulsione che è una carica energetica, che si colloca tra ilsomatico e lo psichico.Al tempo stesso la Volontà di Vita genera nell’uomodolore perché produce incessantemente in lui dei bisogni che richiedonosoddisfazione e che qualora non vengano appagati causano acute sofferenze, cosìcome la pulsione che essendo regolata dal principio di piacere, tende allascarica e finché ciò non accade, si ha un incremento dello stato di eccitazionenel soggetto che è avvertita come spiacevole, per cui il piacere deriva dalsoddisfacimento della stessa, ovvero dalla riduzione dell’investimentoenergetico prodotto. Freud conclude così: "La Volontà di Vita equivale agliistinti psichici della psicoanalisi" (S. Freud, Le opere complete di S. Freud,pp. 626-627). A tal riguardo Freud scrive in "Al di là del principio dipiacere": "la pulsione non rimossa non cesserebbe mai di lottare per ilsoddisfacimento completo che consisterebbe nella ripetizione di una esperienzaoriginaria di soddisfacimento. Nessuna formazione sostitutiva o reattiva,nessuna sublimazione, possano riuscire a liquidare la tensione costante dellapulsione rimossa; ed è la differenza nella quantità tra il piacere disoddisfacimento richiesto e quello effettivamente ottenuto, a fornire quellapropulsione continua che non permette sosta qualunque sia la posizioneraggiunta, ma per usare le espressioni del poeta <>. Il camminoa ritroso che conduce al soddisfacimento completo è diregola sbarrato dalle resistenze che mantengono le rimozioni. Di modoche non resta altra alternativa che avanzare verso quella direzione dove lamaturazione è ancora possibile, anche se non v’è alcuna prospettiva di portarea termine il processo o di poter raggiungere la meta" (S. Freud, Le operecomplete di S. Freud, pp. 626-627). Da qui è abbastanza facile capire la genesidella psicopatologia: le cariche energetiche, che non vengono soddisfatte, possonoessere elaborate o rimosse; nel primo caso tali cariche vanno incontro adilazione nel tempo od a trasferimento su altra attività e non costituiscono unproblema; mentre nel secondo venendo relegate nell’inconscio continuano apermanere, ma non possono essere elaborate ed allora inducono la formazione delsintomo che altro non è dunque che la simbolizzazione dell’esigenza inappagata.Questo ragionamento, secondo il principio del determinismo psichico, ci portaad altro ragionamento ad esso consequenziale che riguarda il senso dellaterapia psicoanalitica che con l’insight porta a livello conscio il bisognoinappagato e le cariche energetiche ad esso collegate aprendo la strada aiprocessi elaborativi.Per quel che concerneil rapporto tra Eros e Thanatos Freud in "Al di là del principio di piacere", scrive:"E’ generalmente ammesso che il riunirsi di un certo numero di cellule in unaggregato vitale - la struttura pluricellulare degli organismi - costituirebbeun mezzo destinato a prolungare la vita. Ogni cellula aiuta l’altra aconservare la vita, e la comunità cellulare può continuare a vivere, nonostantela morte di qualche singola cellula [omissis]. Potremmo cioè supporre che lepulsioni di vita o pulsioni sessuali operanti in ogni cellula, scelgono lealtre cellule come loro oggetto, neutralizzandone parzialmente le pulsioni dimorte (cioè i processi provocati da tali pulsioni) e mantenendole così in vita;mentre le altre cellule ricambiano in ugual modo, ve ne sono alcune che sisacrificano nell’esercizio di questa funzione libidica" (S. Freud, Le operecomplete di S. Freud, p. 824). Eros e Thanatos sono quindi rispettivamentecollegate ai processi fisiologici di costruzione e distruzione, i quali alternandositra tensioni e conflitti, tra conservazione e annullamento, tra incremento edecremento aiutano l’individuo a preservare l’organismo da possibili cause dimorte esterna ma al tempo stesso conducono l’individuo inesorabilmente verso lasua fine intrinseca; a tal riguardo Freud scrive: "l’organismo desidera morirea modo suo [...] e combatte con tutte le sue forze contro fattori (pericoli, difatto) che potrebbero aiutarlo a conseguire rapidamente lo scopo della vita" (S.Freud, Le opere complete di S. Freud, p. 817). Le recenti scoperte dellabiologia danno ragione alle intuizioni di Freud: la regione terminale di ognicromosoma viene definita telomero, termine derivante dall’unione di duevocaboli greci τέλος cioè ’fine’ e daμέρος cioè radice; esso è composto daidentiche sequenze di DNA ripetute nel genere umano circa 2.500 volte. Il ruolodel telomero è quello di controllare durante i processi di duplicazionecellulare che il DNA delle cellule figlie sia uguale a quello delle cellulemadri, ma, ad ogni replica cellulare, esso si accorcia cioè perde alcunesequenze di DNA perdendo al tempo stesso efficienza. Gli studi effettuati suquesto processo biologico indicano che il progressivo accorciarsi dei telomeriè da collegarsi da un lato all’invecchiamento e dall’altro alla progressivadifficoltà di garantire un DNA uguale al precedente con perdita o alterazionidi materiale genetico che potrebbero determinare l’insorgenza di neoplasie o perditadi funzionalità nell’organo cui appartengono. Il telomero funziona quindi comeuna sorta di orologio biologico in quanto esso consente un certo numero direplicazioni cellulari raggiunto il quale cessa di funzionare per eccessivoaccorciamento dovuto per cui la cellula va incontro ad apoptosi, cioè ad unamorta preprogrammata. Questo procedimento dunque non sarebbe altro che Thanatosidentificato da Freud diversi decenni prima della scoperta dei telomeri. Le scoperte biologichenon terminano qui. Si è visto che i telomeri delle cellule staminali non siaccorciano nei processi di replicazione del DNA; al riguardo è stata sviluppatala teoria del filamento immortale, secondo la quale, le cellule staminaliconservano i due filamenti originali per sé, lasciando i filamenti accorciatiper la cellula figlia non staminale. Altri Autori parlano di autoriproduzionedel telomero stesso. Questi processi sono più efficienti quanto più giovane èl’età dell’individuo e loro massima funzionalità si manifesta nella vitaintrauterina per poi progressivamente rallentare dopo la nascita finchè sifermano con la fine dello sviluppo. In alcuni tessuti, tuttavia, permangono pertutta la vita dei tipi cellulari che mantengono capacità rigenerative anche secon l’avanzare dell’età rallentano, per cui pur se l’organo si autoriproduce,tuttavia va incontro a progressiva degenerazione; un esempio è la pelle che,pur autoriproducendosi continuamente, nel tempo va incontro ad evidentifenomeni di senescenza. Queste scoperte in fondo ci confermano le intuizionifreudiane sull’attività di Eros nelle prime fasi dello sviluppo e delletensioni e conflitti tra Eros e Thanatos nelle fasi successive delle vita.A questo punto dobbiamoandare a contestare una critica spesso mossa a Freud secondo la quale la suateoria, essendo endopsichica e pulsionale, non tiene conto della relazioneinterpersonale. Questa critica è errata per definizione. Come detto sopra, lamassima espressione della dottrina freudiana, cioè l’attività sessuale è perdefinizione, masturbazione esclusa, un’attività relazionale. Nella teoriafreudiana, inoltre, la relazione interpersonale è decisamente l’elementocentrale dello sviluppo dell’individuo, potendo addirittura influenzare lostato di salute mentale dell’individuo. Le relazioni oggettuali, nelle lorovarie fasi, sono intrinsecamente intessute del rapporto con l’altro, dapprimacon la madre, successivamente col padre ed infine per il tramite del Super-Iocon tutto il gruppo di appartenenza. Per finire dobbiamo considerare che inaltri due saggi, "Psicologia delle masse e analisi dell’Io" e in "Il disagiodella civiltà", Freud analizza il rapporto dell’uomo con la società e fa unadisamina delle reciproche influenze.Fatte le premesse antropologiche,biologiche, genetiche, filosofiche e psicoanalitiche di cui sopra, gli Scriventiandranno ad illustrare, in ottica sia filogenetica sia ontogenetica, non solo l’integrazionedegli aspetti pulsionali, Eros e Thanatos, tra loro ma anche gli stessi con gliaspetti delle relazioni interpersonali.Come punto di partenzava analizzato il rapporto tra Eros e Thanatos. Eros, garantendo la continuitàdella specie, porta al continuo cambiamento, in senso nietzschiano, soprattuttotransgenerazionale più che a livello individuale. Tale cambiamento consiste inun lento e continuo adattamento della specie all’ambiente che quindi tanto piùmuta tanto più induce cambiamenti lenti ma importanti nel singolo individuo perassicurare la sua sopravvivenza direttamente e della specie indirettamente.L’individuo però per quanto possa cambiare non può, nel corso della sua vita,mutare in modo significativo; un ulteriore è più importante cambiamento saràdemandato quindi al figlio ed al figlio del figlio e così via. In questo modosi è passato dall’Australopiteco (morfologicamente molto simile alle scimmie,apparso all’incirca 4,2 milioni di anni fa ed estintosi circa 2,2 milionid’anni dopo per trasmutazione nell’Homo Erectus) all’attuale Homo Sapiens.Tenendo quindi presente che l’individuo ha minime possibilità di migliorare séstesso nel corso della sua vita, ne consegue che deve necessariamentescomparire, tramite la morte, per poter permettere alla specie di progredirenel proprio cammino migliorativo. Il passaggio dalla vita alla morte è mediatodall’istinto omonimo, detto Thanatos. Sia Eros che Thanatos ovviamente noninvestono solo l’assetto psichico ma influenzano anche e soprattutto quellosomatico. Se spostiamo questi concetti sul soma, si potrà agevolmente osservarecome in una prima fase della vita il corpo si accresca velocemente fino alcompimento dalla maturità sessuale (11-14 anni), poi continui ad accrescersipiù lentamente per qualche anno (18-20 anni) ed infine inizi i processid’involuzione dapprima lentissimi (fino ai 60 anni) e poi più veloci fino adarrivare all’exitus. Questi processi sono mediati da correlati di tipo geneticoe conseguentemente chimico-biologico-ormonale non solo somatici ma ovviamenteanche psichici quali il vigore energetico, la voglia di vivere, l’accettazionedei cambiamenti, la flessibilità del pensiero, le capacità adattive che,differenze individuali a parte, sono molto più forti nell’età giovanile che inquelle più avanzate. In sintesi Eros domina le prime fasi della vita, inducendoun continuo accrescimento delle forze psicofisiche dell’individuo (miglioratorispetto ai genitori potendo usufruire dei loro progressi individuali geneticied epigenetici); in tale percorso l’individuo migliora sé stesso fino agiungere alla maturità ed alla riproduzione di un nuovo individuo(ulteriormente migliorato rispetto al genitore per i meccanismi già descritti).Espletato il compito riproduttivo, è come se la vita, in senso finalistico aifini della perpetuazione della specie, non avesse più senso. A questo puntogiunge Thanatos prende il sopravvento e porta l’individuo verso il suo destinofinale in quanto il suo corredo genetico è ormai stato reso obsoleto daimiglioramenti avvenuti in quello del figlio.L’integrazione di Erose Thanatos chiarisce senso e finalità dell’evoluzione della specie, in sensofilogenetico, ma non ci dice nulla su quei cambiamenti, che seppur lenti sonotuttavia non solo presenti ma anche evidenti, dell’individuo nel corso dellasua vita. Tali cambiamenti si generano grazie alla relazione interpersonale,che è un potente motore di sviluppo delle potenzialità umane; basta pensare aduna barriera relazionale quale la sordità. Gli individui affetti talepatologia, se non trattati precocemente, svilupperanno sia problemi relazionalicome il mutismo che endopsichici come deficit del pensiero astratto. Un’altraconsiderazione del genere si basa sul maggior sviluppo evolutivo, economico esociale dei paesi di mare che indubbiamente hanno una maggior quantità evarietà di scambi relazionali rispetto ai paesi di montagna o comunquedell’interno più difficilmente raggiungibili. Le relazioni sociali ed iproblemi ad essi connessi hanno permesso nel tempo lo sviluppo del cervello percome lo conosciamo oggi. Questa scoperta fatta presso l’Università del Missouridagli antropologi M. V. Flinn e C. V. Warde dallo psicologo C.D.Geary, è stata resa possibile grazie all’integrazione di diverse disciplinequali la paleoantropologia, la psicologia cognitiva e la neurobiologia. Lacapacità di problem solving in ambito relazionale ha portato nel tempo amodifiche corporee, a volte di scarso significato evoluzionistico come la rarefazionedella peluria corporea ed a volte di estremo interesse spesso tanto radicaliquanto estremamente importanti L’Australopiteco aveva, all’inizio della suaevoluzione, cinque dita uguali; nel corso della stessa per maneggiare ossad’animale a guisa d’armi per difendere sé stesso ed il proprio clan e perreperire più agevolmente il cibo, iniziò ad usare spesso il quinto dito in modoopponibile al quarto, cosa che nel tempo, e più precisamente in quel lasso ditempo in cui l’australopiteco andava scomparendo per lasciare posto all’HomoAbilis, da esso derivato, portò ad una modifica strutturale dell’apparato osseoed alla nascita del pollice per come oggi è strutturato.Da un punto di vistaprettamente metapsicologico possiamo collegare le Volontà di Vita e di Potenzaalle pulsioni legate ad Eros; entrambe conducono senza sosta al proprioaccrescimento e inducono il soggetto a rinnovarsi, sia in sensobiologico-fisico che psicologico-personologico, in un’accettazione volontariadella vita che non solo vuole sé stessa ma vuole vivere in modo autentico. In sintesisi può affermare che la Vita non è da intendersi solo come l’insieme degliaspetti pulsionali legati ad Eros e Thanatos ovvero come Volontà di Vita ovverocome Volontà di Potenza ovvero come un insieme di relazioni svuotate da ognicontenuto endopsichico, ma soprattutto, per non dire esclusivamente, come un dinamismoche accresce, rinnova e perpetua sé stesso anche in condizione estreme delle qualila Natura offre molti esempi. In tutte le specie, ma in particolare nel genereumano, la vita che continua a persistere grazie all’incontro tra le duepulsioni fondamentali cioè quella sessuale e quella relazionale, poiché l’unaconsente la riproduzione della specie e l’altra il suo miglioramento. Qui gliScriventi pongono la relazione come pulsione a pari merito di quello sessualein quanto entrambe sono tanto strettamente interconnesse quanto indivisibili.La loro indissolubilità reciproca è dimostrata dal seguente corollario espressoin forma retoricamente interrogativa con le seguenti due domande: la prima è seuna specie possa sopravvivere con la sola pulsione sessuale posto che l’attivitàsessuale riproduttiva (non masturbatoria) implica la presenza di almenoun’altra persona cosa che a sua volta implica una pulsione relazionale, siapure superficiale, con la medesima; la seconda è se la specie possasopravvivere nutrendosi solo di pulsioni relazionali ricche di intenso contattointellettuale e di altrettanto intenso calore umano senza tuttavia la presenzadi un’attività sessuale di tipo riproduttivo. Se si concorda conl’indissolubilità delle due pulsioni, un secolo di conflitti tra psicoanalisti discuola pulsionalista e psicoanalisti di scuola relazionalista sull’importanza oprevalenza della pulsione sulla relazione o viceversa non può che apparireassolutamente tanto insensato quanto infondato.In sintesi il pensierodegli Autori di questo scritto è esposto in questo schema:


Questo schema chiariscecome lo sviluppo ontogenetico si intreccia con lo sviluppo filogenetico e come avvienel’integrazione tra pulsioni endopsichiche e relazioni sociali e la teoriacorrelata costituisce il punto d’arrivo finale delle speculazioni teorichepartite con Schopenhauer e proseguite poi con Nietsche e Freud.


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Gli Autori

- Valentina Moscato, Psicologa, Specializzanda SPPG

- Gabriele Romeo, Medico-Chirurgo, Psicologo, Psicoterapeuta, Analista Didatta/Supervisore/Docente nonché Coordinatore Didattico SPPG

Reggio Calabria, 26 Agosto 2018

Dott.ssa Valentina Moscato
Dr. Gabriele Romeo






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