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Società Scientifica di Psicoanalisi e Gruppoanalisi Italiana

Scuola di specializzazione in

Psicoterapia Psicoanalitica e Gruppoanalitica

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Articoli

EFFICACIA

22/03/2019, 10:27





 di Annalisa Oliverio e Gabriele Romeo




di Annalisa Oliverio e Gabriele Romeo

Il nostro comportamento nella quotidianità ha sempre una motivazione, ovverossia noi agiamo in un certo modo piuttosto che in un altro per raggiungere un obiettivo che ci siamo posti.  A volte tale obiettivo è immediatamente intuibile da un osservatore mentre altre volte esso è abbastanza oscuro anche per l’individuo che compie l’azione; nel primo caso la motivazione è conscia mentre nel secondo caso essa è inconscia. Nel considerare tali fatti non possiamo non domandarci cosa in effetti sia una motivazione. Una motivazione è una tensione che spinge l’individuo ad agire per far cessare l’elemento che genera la motivazione stessa. Per spiegare meglio questi concetti è opportuno rifarsi alle teorie di Sigmund Freud. Nella terza edizione, pubblicata nel 1914, dei Tre saggi sulla teoria sessuale del 1905, Freud aggiunse un paragrafo intitolato Teoria della Libido. In questo saggio definisce la Libido come un’energia prodotta dal sistema nervoso ed utilizzata per il soddisfacimento delle pulsioni sessuali; nello stesso saggio egli afferma che le pulsioni sono cariche endopsichiche ed endosomatiche sollecitate da uno stimolo che si trova invece all’esterno della psiche. Il funzionamento della Libido viene espresso da Freud in Progetto per una psicologia del 1895. La Libido è governata dai Principi di Costanza e di Inerzia; l’enunciato del primo è che l’organismo tende all’omeostasi mantenendo le pulsioni ad un livello stabile ed il più basso possibile a livello d’investimento energetico mentre l’enunciato del secondo è che l’organismo, qualora tali pulsioni si carichino di energia in seguito all’azione di determinati stimoli, tenderà ad eliminare il loro surplus energetico il prima possibile tramite l’istinto, che è un comportamento biologico innato, riportandole allo stato originario così da poter tornare all’omeostasi. In termini fenomenologici gli stimoli elicitano un aumento delle cariche energetiche delle pulsioni che genera la motivazione ad un comportamento che permetterà di eliminare l’aumento stesso e di tornare all’omeostasi. La motivazione nasce quindi dalle azioni congiunte espresse dai Principi di Costanza e d’Inerzia.
Ecco uno schema esemplificativo:

In termini discorsivi pensiamo ad una calda serata estiva; mentre passeggiamo vediamo alcune persone sedute ad un bar che sorseggiano una bevanda fresca. Questa situazione fornisce lo stimolo che andrà a colpire la pulsione relativa alla sete; essa aumentandone l’intensità ci farà venire voglia di bere. Attingeremo alla nostra energia psicofisica (non utilizziamo il termine Libido perché nell’ottica freudiana essa viene utilizzata solo per scopi sessuali) per entrare nel bar e fare tutte le azioni necessarie a dissetarci quali andare alla cassa, recarci al bancone, ordinare la bevanda, portare il bicchiere alla bocca e deglutire. Una volta eseguite queste azioni, avremo estinto l’incremento di carica energetica determinata dallo stimolo e saremo tornati all’omeostasi in quanto la nostra pulsione di sete sarà stata soddisfatta.
I bisogni sono di due tipi e cioè essenziali ovvero accessori. I bisogni essenziali sono innati, di natura biologica, indispensabili alla sopravvivenza propria o della specie ed universali; ad essi appartengono la fame, la sete, il sonno, la sessualità. I bisogni accessori sono appresi, psicologici, non indispensabili alla sopravvivenza, legati alla cultura d’appartenenza; ad essi appartengono le aspirazioni professionali, la devozione religiosa, le tendenze hobbistiche ed altri ancora. I bisogni essenziali hanno una carica energetica maggiore di quelli accessori.
 E’ opportuno tenere presente, tuttavia, che la distinzione tra motivazioni essenziali ed accessorie non va intesa in modo rigido e schematico poiché esistono forme di interdipendenza complesse che possono incastonarsi a metà. A scopo esemplificativo è abbastanza evidente che una persona che è riuscita ad ottenere una posizione economica di rilievo si potrà permettere un regime alimentare migliore di un’altra che vive senza reddito o con reddito molto basso. 
A questo punto appare opportuno soffermarsi sul rapporto tra pulsioni e stato di coscienza. Le pulsioni possono essere vissute liberamente oppure no. Diversi fattori collegati a regole sociali e/o morali e/o religiose e/o giuridiche potrebbero impedire una libera espressione alle pulsioni. Freud nel tomo "Il disagio della civiltà" del 1930 sostenne che l’uomo ha barattato la felicità, cioè la possibilità di vivere genuinamente e liberamente le pulsioni, con la sicurezza auspicando tuttavia la costituzione di società che mettano in atto una repressione al minor livello possibile. Il controllo delle pulsioni avviene come descritto da Freud nel tomo "Pulsioni e loro destino" del 1915 tramite i meccanismi di difesa. Senza entrare nel dettaglio dei numerosi meccanismi di difesa, si reputa tuttavia opportuno esporne brevemente due, la rimozione e la sublimazione.
La rimozione è un meccanismo che sposta le pulsioni nell’inconscio e può riguardare un evento, un pensiero od un istinto. Il contenuto rimosso permarrà senza conseguenze nell’inconscio fino alla comparsa di un nuovo elemento psichico che vada a colpire il materiale precedentemente rimosso risvegliandolo. Il contenuto rimosso e risvegliato preme per riaffiorare alla coscienza così da essere prima riconosciuto e successivamente soddisfatto; tale dinamismo viene ad essere denominato Ritorno del Rimosso. Il Ritorno del Rimosso alla coscienza viene tuttavia ostacolato dalla Censura egoica che continua a ritenere inaccettabili i contenuti rimossi. A causa dei tentativi posti in atto dai contenuti del Rimosso che tentano di tornare al conscio e degli sforzi della Censura che spinge per bloccarli nell’inconscio si genera un conflitto psichico che può arrivare ad assumere caratteristiche psicopatologiche.
La sublimazione sposta l’energia della pulsione ritenuta inaccettabile su attività diverse, in qualche modo ad essa simbolicamente collegate, ma ritenute eticamente pregevoli, ottenendo così una loro valorizzazione sociale; gli obiettivi prescelti dalla sublimazione possono essere sociali, scientifici, religiosi, culturali, artistici. Questa deviazione richiede un ritiro della Libido sull’Io, la cui energia, come descritto da Freud nel tomo "L’Io e l’Es", è desessualizzata. Spesso, i soggetti non sono consapevoli delle pulsioni alla base dei loro comportamenti e tendono ad interpretare la propria condotta come conseguenza di una motivazione più alta. La teoria della sublimazione risulta valida, non solo per la spiegazione di molti casi clinici, ma anche di molte condotte "normali", come le scelte vocazionali e professionali, l’inclinazione verso specifici hobby, la formazione di rapporti di coppia. La sublimazione è fondamentale per il mantenimento del benessere dell’individuo, per la sua sopravvivenza e per lo sviluppo della civiltà.
Paul Federn sviluppò la teoria della Mortido che venne pubblicata nel suo scritto postumo "Psicologia dell’Io e psicosi". Alla catessi individuata da Freud, la Libido, egli aggiunse la Mortido, che è l’energia legata a Thanatos, che tende a portare alla disgregazione dell’essere nei suoi componenti primordiali indifferenziati; al riguardo Federn rilevò come Eros e la Libido fossero concetti di rilevanza transgenerazionale mentre Thanatos e la Mortido fossero concetti di rilevanza individuale. L’opposto transgenerazionale della Libido non era per definizione possibile poiché la vita tende ad accrescere se stessa a questo livello e non a diminuirla. L’opposto della Mortido a livello individuale invece è ampiamente osservabile in tutti i comportamenti legati all’autoconservazione. I concetti di Eros e Libido vengono quindi estesi da Federn, arrivando a comprendere le motivazioni e l’energia investita tanto sui comportamenti tendenti a far sopravvivere la specie quanto su quelli tendenti a far sopravvivere l’individuo. La Psicologia dell’Io, della quale Federn fu il capostipite, sostiene che la motivazione sia ampiamente determinata non tanto dalle pulsioni primarie quanto da elaborazioni consapevoli e razionali delle stesse.
Secondo Erich Fromm la motivazione umana legata alla conservazione della specie consiste nell’amore. L’amore conduce l’individuo a muoversi su particolari binari che portano ad un percorso sia nell’interiorità dell’individuo sia nei rapporti interpersonali. Esso è lo strumento che permette di andare oltre se stessi pur permettendo di poter preservare la propria individualità. L’amore non deve essere confuso con la sessualità; quest’ultima nasce come desiderio e termina con un atto sessuale ma in essa non v’è alcun aspetto spirituale. Secondo Fromm esistono diverse forme d’amore: materno, fraterno, divino, amicale ed altri tipi ancora. Quando l’uomo riesca ad applicare uno o più di questi sentimenti, la sua tensione interiore scompare ed il suo vuoto interiore si placa svelando il segreto dell’esistenza cioè generare l’impulso alla vita. In sintesi il concetto di Amore frommiano corrisponde al concetto di Libido freudiano ma con connotazione di base spirituale e solo secondariamente sessuale, cioè quindi esattamente l’opposto. La motivazione umana legata alla conservazione dell’individuo è il lavoro. Il tipo di lavoro assegnato ad ogni individuo dipende dalla struttura socioeconomica della società nella quale egli vive. L’adattamento di un individuo al sistema produttivo è il carattere la cui funzione è quella di ottimizzare le risorse dell’individuo per farlo divenire utile al sistema come parte di esso. Se il carattere dell’individuo è in armonia con le richieste della società, egli si sente realizzato e la società si avvantaggerà del suo apporto. Se invece, per qualsivoglia motivo, il carattere perde tale armonia con la struttura socioeconomica della società, si genererà un conflitto che cesserà con il cambiamento della società o più frequentemente con la psicopatologia dell’individuo. Quando la maggioranza degli individui manifesteranno una disarmonia caratteriale con la società, sarà quest’ultima a dover cambiare.
Jacques Lacan concorda con Erich Fromm sul fatto che nell’attuale società regni la mercificazione di massa tecnologizzata, confezionando per ognuno dei ruoli predeterminati dalle proprie condizioni culturali ed economiche, per il tramite della Legge del Padre e grazie al linguaggio della mass-medialità. In sintesi, richiamando in qualche modo i concetti frommiani di essere o avere, Lacan sostiene che ognuno per essere accettato deve essere come la società vuole che sia e non come esso sia in effetti. In tale concezione di società, l’idea della diversità, della divergenza dal pensiero comune, dell’estraneità alle norme sociali codificate dal diritto e dalle prassi, è totalmente assente. La motivazione è quindi in qualche modo indotta e la direzione che essa fa assumere all’individuo può essere coincidente col suo desiderio ma più spesso non lo è. L’individuo quindi che volesse assumere una posizione autonoma di pensiero e comportamento, viene etichettato come deviante, alieno, malato.
Il concetto di desiderio secondo Lacan è strettamente legato a quello di godimento. Il godimento nasce dall’accettazione da parte del soggetto del divieto di godere del frutto proibito del Giardino dell’Eden, vale a dire l’incesto, e della punizione conseguente all’infrazione di tale divieto, vale a dire la castrazione. Essendo il godimento incestuoso proibito, l’individuo deve trovare un altro godimento permesso e la ricerca di tale godimento è per l’appunto il desiderio. A sua volta il desiderio, poiché non trova l’oggetto adeguato che lo soddisfi, vale a dire la madre, per poter essere soddisfatto deve necessariamente trovare un oggetto sostitutivo, vale a dire l’Altro. Questo spiega il famoso assioma lacaniano postulante che il desiderio dell’uomo è il desiderio dell’Altro, in cui il genitivo è sia oggettivo che soggettivo: io desiderio ciò che l’Altro desidera e io desidero essere desiderato dall’Altro. Il concetto di desiderio è a sua volta strettamente legato nel pensiero lacaniano a quello di amore. Ancora una volta si coglie una similitudine tra il pensiero di Lacan e quello di Fromm sull’importanza dell’amore. Per Lacan l’amore si concretizza nel momento in cui doniamo all’altro la nostra presenza, vale a dire noi stessi; tale presenza, tuttavia, va interpretata in termini di mancanza, ovvero la presenza colma l’assenza dell’altro nell’altro. Tuttavia tale donazione è quasi mai ben accetta perché sancisce in modo indelebile la fine del godimento incestuoso per spostamento della libido dal godimento proibito a quello permesso. Questo spiega il famoso assioma secondo il quale l’amore consiste nel dare qualcosa che non si ha a qualcuno che non lo vuole. Questa nuova visione supera una concezione del desiderio di tipo meccanicistico (desiderio → oggetto → soddisfazione del desiderio), a favore di una concezione dinamica e reciproca ((desiderio ↔ oggetto) → soddisfazione del desiderio). Mentre l’istinto è pura ripetizione di uno stesso schema, il desiderio è attirato dall’incognita, dal non ancora visto, dal non ancora saputo. Il desiderio rompe l’omeostasi e produce una domanda, vale a dire la pulsione, che richiede il godimento. Il godimento permesso è vitale e consiste nel piacere mentre il godimento proibito è mortifero e si espleta in termini di clinica nei Disturbi da Dipendenza. 
Qui si situa un’altra grande intuizione di Lacan: egli concorda con Freud che la pulsione sia muta, però tramite le associazioni libere si può ricostituire la catena inconscia ripercorrendola a ritroso fino a giungere alla sua fonte primigena, il godimento proibito; ciò permetterà l’integrazione conscia del suo divieto e darà all’individuo l’accesso altrettanto conscio del godimento permesso. Ciò comporterà la sparizione dell’eventuale psicopatologia presente.
Per completare le premesse al ragionamento che si andrà a fare in conclusione, occorre citare il Sistema Cerebrale di Ricompensa, ampiamente citato nel DSM 5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali - quinta edizione) nel capitolo dedicato ai Disturbi correlati a Sostanze ed i Disturbi da Addiction. Tale sistema, così come indicato dal nome stesso, agisce gratificando l’individuo attraverso la ricompensa che altro non è che il "piacere". La soddisfazione di un piacere può essere ottenuta mediante diverse azioni, come mangiare, fare shopping, assumere una sostanza e fare quant’altro sia ritenuto dall’individuo piacevole. In termini anatomici il Sistema Cerebrale di Ricompensa si estende nel sistema mesocorticolimbico i cui corpi cellulari sono localizzati nell’area tegmentale ventrale e proiettano i loro assoni in diverse parti del sistema limbico quali il nucleo accumbens, l’amigdala e l’ippocampo; nell’amigdala vengono elaborate e gestite le emozioni, l’ippocampo viene direttamente coinvolto nella formazione delle memorie (dichiarativa, semantica, a breve termine e a lungo termine), il nucleo accumbens svolge un ruolo importante negli effetti gratificanti di stimoli diversi, tra cui anche quelli delle droghe d’abuso, con la produzione di dopamina. Nel 2013 R. Bock et al hanno dimostrato che alcuni topi, eseguendo e quindi apprendendo un certo comportamento, che permetteva loro di accedere ad un certo quantitativo di cocaina, tendevano a reiterarlo in modo compulsivo. Una ricerca di quest’anno, eseguita da M. A. Ferguson et al, ha evidenziato che le esperienze religiose e spirituali attivano i circuiti della gratificazione del cervello allo stesso modo di un qualunque altro piacere, cibo, amore, sesso, gioco d’azzardo, droga. In altre parole il Sistema Cerebrale di Ricompensa è il substrato anatomo-fisiologico della motivazione umana i cui correlati psicologici sono stati descritti nel tempo dagli psicoanalisti; esso elargisce, quando soddisfatto e per come sopra esposto, dopamina. Questo neuromediatore, come del resto tutti gli altri di cui si tratterà successivamente, agisce più o meno efficacemente in modo direttamente proporzionale al suo livello ematico; esso motiva al perseguimento di obiettivi, desideri e bisogni e tende rafforzare il piacere quando riusciamo a realizzarli. Altri neuromediatori importanti per il nostro benessere psicofisico sono serotonina, ossitocina ed endorfine. La serotonina viene prodotta nei Nuclei del Rafe e tende a migliorare il tono dell’umore; essa viene liberata quando ci sentiamo importanti per qualcuno in relazione ad un evento sia nella sua attualità sia nel ricordo. L’ossitocina, creando fiducia, fedeltà e complicità permette la costruzione di relazioni efficaci sia sentimentali sia sociali; essa viene prodotta nei Nuclei Ipotalamici Sopraottico e Paraventricolare e rilasciata nella Neuroipofisi con gli abbracci e con le gratificazioni oltrechè nel periodo della gravidanza. Le endorfine, prodotte nel Lobo Anteriore dell’Ipofisi in risposta ad attività fisiche ed a momenti di buonumore, servono a prevenire il dolore, lo stress e l’insonnia. I neuromediatori di cui sopra vengono rilasciati in genere in circostanze e per cause diverse tra loro tranne che in una circostanza, l’orgasmo, nella quale vengono rilasciati in contemporanea.
Tenendo presente quanto finora esposto, gli Autori di questo articolo avviano, partendo dalla ridefinizione dei vari processi psichici, una riformulazione globale dei vari filoni di pensiero, nella visione integrata tipica della SPPG.
Secondo il nostro pensiero tutto parte dall’Istinto, intendendo con questo termine la motivazione/volontà, innata e probabilmente inscritta nei geni, volta alla continuazione ed al miglioramento della specie. L’istinto opera tramite l’Energia psicofisica del corpo che viene prodotta coi normali processi biochimico/fisiologici dell’organismo e serve a tutti i fabbisogni giornalieri dell’individuo. Tale energia psicofisica opera a sua volta tramite una direzionalità opposta nei diversi periodi della vita. Nelle prime fasi della vita essa opera come Libido che punta all’accrescimento ed al miglioramento dell’individuo, come descritto da uno di noi G. Romeo e da V. Moscato, nell’articolo "Schopenhauer, Nietzsche e Freud. Un contributo originale all’integrazione concettuale degli aspetti evolutivi pulsionali, transpersonali e relazionali" mentre nelle fasi più avanzate essa opera come Mortido che punta alla dissoluzione ed al disfacimento del medesimo individuo. Nel periodo che va dalla nascita alla morte, la Vita (che potrebbe identificarsi secondo i vari punti di vista col senso della divinità, col caso o col caos) vuole che l’individuo punti alla riproduzione cosicchè un nuovo individuo possa a sua volta generare e così via in un ciclo infinito di nascite, crescite e morti, tutti processi migliorativi nell’ottica in cui per miglioramento si debba intendere un miglior adattamento all’ambiente. Per poter permettere i processi riproduttivi tuttavia occorre che l’individuo si mantenga in buona salute, cosa che può avvenire solo con una ragionevole soddisfazione delle proprie Necessità; infatti nel momento in cui nell’organismo si verifica una necessità, indotta da Stimoli esterni ed/od interni (quale una richiesta di glucosio per uno sforzo fisico od intellettuale od il trovarsi in presenza di un dolce particolarmente profumato), può capitare che in esso vi siano tutte le risorse necessarie a soddisfarla nel qual caso non avviene nulla, in quanto in osservanza al Principio di Costanza l’omeostasi può essere tranquillamente mantenuta. Se invece nell’organismo non vi sono le risorse necessarie a soddisfare le necessità, insorge il Desiderio. In tal senso, si potrebbe affermare che il desiderio sia esso stesso fonte di piacere, grazie all’attesa che intercorre tra desiderio e la sua soddisfazione, durante la quale entrano in gioco aspettative e fantasie piacevoli. Esso, tuttavia è ambivalente, perché se da un lato è piacevole, dall’altro non lo è per nulla perché, inducendo cariche energetiche suppletive, altera lo stato di omeostasi finchè esse non saranno scaricate tramite la soddisfazione della necessità, in omaggio al Principio di Inerzia, che noi preferiamo ridenominare Principio d’Eccedenza, che rende meglio il concetto. Percepito il desiderio, l’individuo agisce tramite le Pulsioni che sono i comportamenti finalizzati alla soddisfazione del desiderio e quindi delle necessità.
Ecco uno schema esemplificativo:


Il desiderio può ovviamente assumere nomi più specifici in relazione alla necessità che lo motiva: fame, sete, sonno, amore e tante altre combinazioni di nomi/sfaccettature. Ogni qual volta l’individuo estingue il desiderio tramite la pulsione riceve una gratificazione, oltrechè per il ritorno allo stato di omeostasi, anche per il rilascio dei neuromediatori premianti. In linea di massima le necessità fisiologiche dell’individuo non sono soggette a limiti sociali né legali ma possono essere liberamente soddisfatte anche se in taluni casi devono essere temporalmente differite. In termini esemplificativi immaginiamo che un individuo avverta la necessità di mangiare durante una rappresentazione teatrale cui tiene molto, egli dovrà posporre o il cibarsi alla fine dello spettacolo o il vedere lo spettacolo uscendo dal teatro; in entrambi i casi avrà differito una delle due necessità o quella alimentare o quella culturale. Immaginiamo per assurdo che sia stato consentito in quella particolare serata il consumare qualcosa durante lo spettacolo; l’individuo potrà soddisfare, in questo caso, entrambe le necessità contemporaneamente. In nessuno dei due casi tuttavia l’individuo, differendo una delle due pulsioni o soddisfacendole entrambe in contemporanea, andrà incontro a riprovazione sociale o a sanzioni legali. Per continuare a fare esempi chiarificatori, immaginate di chiedere ad una cara amica od ad un caro amico di andare a mangiare o a bere insieme qualcosa, riceverete probabilmente un’adesione al progetto o talora un rifiuto, se la persona interpellata ha già un impegno, ma anche in questo caso, sia nel caso dell’accettazione della proposta che nel suo rifiuto, non andrete incontro a riprovazione sociale o a sanzioni legali. Il medesimo invito, se fatto con garbo, si può rivolgere anche ad una persona conosciuta da poco od addirittura sconosciuta, magari incontrata per strada, sempre senza andare incontro a riprovazione sociale o a sanzioni legali sia che la stessa aderisca o meno all’invito.
Ora immaginiamo di invitare l’amico o amica che sia, la persona conosciuta da poco o sconosciuta a fare sesso con noi, le reazioni del nostro interlocutore saranno ben diverse e potranno variare da un disappunto mascherato da battuta ironica ad uno sdegno manifesto fino alla minaccia di una denuncia. Ma se riflettiamo un attimo, alla fine biologicamente parlando bere, mangiare, fare sesso sono funzionali alla sopravvivenza, dell’individuo le prime due e della specie la terza. In questo articolo non ci dilungheremo sul perché di questa duplicità di visione sociale, perché ci porterebbe fuori strada e richiederebbe troppo tempo per cui ci riserviamo successivamente di stenderne un altro su questo tema. Questo doversi adattare alle istanze della società porterà l’individuo a resistere al desiderio dando il via ad un conflitto tra le istanze sociali e quelle biologiche. A seguito di tale conflitto, l’individuo metterà in atto uno o più meccanismi di difesa che noi preferiamo ridenominare Meccanismi di Surroga, definizione che calza meglio in quanto il punto pregnante in tale evento è la negazione della Necessità per motivazioni sociali su pressione superegoica e non una difesa dell’Io; anche il discutere quest’argomento ci porterebbe lontano e richiederebbe molto spazio, per cui sarà discusso in un ulteriore scritto a se stante.
 Nei casi in cui vi sia impossibilità alla soddisfazione della necessità sessuale ed i meccanismi di surroga non funzionino, non avviene il ritorno all’omeostasi e non si avrà né lo scarico orgasmico né lo scambio della necessità sessuale con altro per cui non avverrà la contemporanea liberazione nel sangue dei vari neuromediatori; alla lunga la mancanza dell’azione sinergica di tali neuromediatori, che vengono liberati insieme solo nell’orgasmo o con attività di surroga, determinerà l’insorgenza di alcune psicopatologie.
  Per concludere manca un ultimo tassello a questo ragionamento. Freud aveva escluso la procreazione come fine ultimo dell’istinto libidico in quanto alcuni tipi di attività sessuale, quali il feticismo e l’omosessualità, per la loro peculiarità non sarebbero stati forieri di procreazione. Su questo punto, tuttavia, la scoperta del Sistema Cerebrale di Ricompensa non può non comportare modifiche alla teoria. Tale sistema ricompensa l’individuo rilasciando dopamina che lo gratifica nel momento in cui riconosce che il comportamento dell’individuo combacia con uno di quelli in esso pre-registrati, che corrispondono alle pulsioni alimentare, sessuale, sociale e quant’altre vengano reputate soddisfacenti dall’individuo. Dal punto di vista evoluzionistico la pulsione riconosciuta come soddisfacente dovrebbe essere quella genitale che indirettamente porta alla procreazione ma visto che il piacere viene portato dall’attività sessuale e non dallo scopo secondario generativo, in alcuni individui essa può essere sostituita parzialmente o nella sua totalità (per varie motivazioni che saranno esposte per motivi di spazio in un terzo articolo) da altre attività sessuali non necessariamente asservite alla fecondazione.


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Annalisa Oliverio, Psicologa, specializzanda presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica e Gruppoanalitica di Reggio Calabria

Gabriele Romeo, Medico, Psicologo, Psicoanalista, Coordinatore Didattico, Docente, Analista Didatta e Supervisore della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica e Gruppoanalitica di Reggio Calabria.




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