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Società Scientifica di Psicoanalisi e Gruppoanalisi Italiana

Scuola di specializzazione in

Psicoterapia Psicoanalitica e Gruppoanalitica

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Articoli

EFFICACIA

31/01/2019, 15:33

Lacan, psicoanalisi, Francia, francese, Pasquale Luca Quieto, Quieto,





 di Pasquale Luca Quieto




di Pasquale Luca Quieto

La rivoluzione psicoanalitica si assestò fin dai suoi arbori alla stregua delle più grandi scoperte fatte dall’uomo tanto da affiancarsi di diritto, per importanza e clamore suscitato nell’ambiente scientifico, alla rivoluzione copernicana e alla teoria di Darwin.  

In particolare, Sigmund Freud con il suo contributo alla nascita della Psicoanalisi e attraverso l’esplicazione del concetto di Inconscio sovvertì migliaia di anni di riflessioni che fino ad allora avevano riconosciuto più rilevanza al concetto di Io cosciente e consapevole.

La Psicoanalisi suscitò fin da subito grande attenzione all’interno degli ambienti scientifici e fu ben presto terreno fertile per momenti di accesa dialettica tra i critici ed i suoi estimatori e di controversia tra gli stessi psicoanalisti. 
È di interesse quindi analizzare l’evoluzione storica del movimento psicoanalitico francese, al fine di mettere in evidenza i contributi teorici nonché gli effetti, in termini di trasformazione, della stessa sulla prassi psicoanalitica. Ciò con particolare riguardo alla fase genetica del movimento psicoanalitico in Francia, allo sviluppo del medesimo fino ai giorni d’oggi, con riferimenti alla letteratura e alla tecnica.

La Psicoanalisi si sviluppò con enormi difficoltà, in un territorio, quello francese, diffidente al nuovo e allo straniero. Nel 1923 Sigmund Freud rilasciò un’intervista al giornalista Raymond Recouly nella quale sottolineò le difficoltà di sviluppo della Psicoanalisi in Francia, dichiarando: "la Francia è il Paese dove ho il minor numero di seguaci, anche se le mie teorie sono state studiate e rese pubbliche in Francia".

Freud, iniziò a farsi conoscere nell’ambiente scientifico transalpino anche attraverso la redazione di articoli in lingua francese per le "Archives de Neurologie" e per la "Revue neurologique".

Si ipotizza la collocazione temporale della redazione dei suddetti articoli tra il 1893 e il 1896, periodo in cui la Psicoanalisi veniva partorita dalla mente del suo fondatore. In particolare, nel primo di questi lavori, scritto su incarico di Charcot, esponeva le sue prime considerazioni sul carattere non squisitamente organico delle paralisi motorie organiche e isteriche, trattate attraverso lo studio di alcune pazienti alla Salpêtrière.

Si può quindi affermare che Charcot, maestro di Freud tra il 1885 e il 1886, è tra i precursori della Psicoanalisi ed è considerato uno degli studiosi francesi che, seppur indirettamente, contribuirono allo svilupparsi della teoria e della tecnica psicoanalitica in Francia. Freud fu così influenzato dal neurologo francese che chiamò il suo primogenito Jean Martin, in suo onore. In sostanza, l’influenza di Charcot sulla teoria psicoanalitica fu nell’aver affermato la differenza tra l’isteria e l’epilessia in quanto, grazie all’esplicazione di indagini anatomo-patologiche, scoprì che la prima non aveva basi organiche. Da quì, inoltre, deriva l’intuizione dello stesso per la possibile etiologia sessuale della patologia, anticipata dalla famosa frase di Charcot nel 1870: "C’est le sexe, toujours le sexe". L’influenza di Charcot si rilevò importante perché a questo si deve l’identificazione delle diverse fasi che caratterizzano la grande crisi isterica. Questa è connotata: da una prima fase prodromica in cui si presentono delle aure (allucinazioni visive, uditive, tristezza o ilarità, tremori, cardiopalmo, singhiozzo, dolori, senso di bolo, vertigine, perdita della coscienza); da una seconda fase, definita convulsiva, con contrazioni toniche e poi cloniche; da una terza fase contorsiva o del clownismo (attitudini illogiche, grandi movimenti, arc-en-ciel); da una quarta fase, definita degli atteggiamenti passionali, con movimenti erotici; ed infine da un ultimo stadio, definito mistico, dove venivano presentati dal paziente atteggiamenti tipicamente religiosi. Charcot utilizzava l’ipnosi come metodo terapeutico, così come fece Freud agli albori del suo lavoro, per considerando la facilità di ottenimento della guarigione con la suddetta tecnica, si rese conto che l’isteria non poteva avere una base organica. Lo stesso, infine, si convinse definitivamente dell’etiologia sessuale del disturbo in ragione della considerazione che la grande crisi sembrava mimare un amplesso seguito da un pentimento (Francioni, 1982).

Uno studioso contemporaneo di Freud fu il parigino Pierre Janet, anch’egli allievo di Charcot. Questo fu indirettamente d’aiuto allo sviluppo dei contenuti psicoanalitici in Francia tanto che Freud ammise di aver "seguito l’esempio di Janet" (ibidem). I rapporti tra Freud e Janet furono connotati soprattutto da contrasti, in quanto quest’ultimo sosteneva la primogenitura di alcuni concetti, come ad esempio quelli di subconscio e di analisi psicologica; in particolare, durante il 17° Congresso Internazionale di Scienze Mediche, che si tenne nell’agosto 1913 a Londra, ai cui lavori partecipò per la Francia Janet nella sua relazione esaminò le differenze fra la Psicoanalisi e la sua Analyse psychologique, soprattutto per quanto riguardava l’incidenza dei ricordi traumatici (Janet, 1913). Definì quindi la parte operativa del proprio modello "Analisi psicologica", sostenendo che essa fosse stata copiata da Freud per sviluppare la Psicoanalisi. Janet, inoltre, considerava la Psicoanalisi come una rielaborazione delle osservazioni charcotiane sulle nevrosi traumatiche e delle ricerche dello stesso Janet sulle idee fisse nell’isteria. Egli sosteneva che, visto che alcune patologie si potevano sviluppare in seguito a un trauma e al ricordo da esso lasciato, agendo sul ricordo si potevano modificare le patologie stesse. Per analizzare lo stato mentale capace di rendere traumatico un ricordo, Janet ricorse alle nozioni di restringimento del campo della coscienza, di debolezza della sintesi psicologica e di abbassamento della tensione psicologica. Agli inizi, le opinioni di Freud differivano da quelle di Janet solo per la terminologia usata ad  i concetti di conversione, transfert e spostamento sono specificazioni analoghe al concetto di automatismo psichico di Janet. Successivamente le due teorie divennero molto distanti; Freud affermava che alla base di ogni nevrosi vi fosse sempre un ricordo traumatico che era la causa di ogni sintomo e si serviva del metodo dell’interpretazione, in particolare dei sogni, per ottenere la cura del paziente. Al contrario, l’Analisi psicologica di Janet non consentì di interpretare i sogni od altri fatti osservati perché non stabiliva a priori la presenza di un ricordo traumatico. Inoltre, secondo la Psicoanalisi i disturbi sessuali e i ricordi ad essi legati erano la causa essenziale ed unica della malattia, mentre l’Analisi psicologica non consentì di raggiungere tali conclusioni. Le divergenze suddette portarono Janet a criticare la Psicoanalisi, colpevole di aver estremizzato il concetto di sessualità ed i suoi legami con il disagio psichico, definendola il dogma del "pansessualismo". 

Parallelamente a Janet, un altro psichiatra di celebre fama in Francia, E. Régis, iniziò ad interessarsi della Psicoanalisi freudiana, cosa che influenzò enormemente il lavoro di altri psichiatri francesi come il suo allievo A. L. M. Hesnard, che ebbe successivamente un ruolo importante nello sviluppo delle idee psicoanalitiche in Francia. Régis aveva un marcato approccio di tipo biologico alla psichiatria e una marcata ambivalenza verso le teorie freudiane che da un lato considerava  innovatrici e affascinanti e dall’altro limitate alla cultura germanica di stampo ebraico; al riguardo proponeva che la Psicoanalisi fosse "francesizzata" prima di poter essere utilizzata come metodo clinico nella sua patria.. Egli produsse alcune opere apparentemente divulgative sulla Psicoanalisi ma in fondo abbastanza critiche. Nel 1913 Régis scrisse con Hesnard con "Freud e la Psicoanalisi" e nel 1914 "La Psicoanalisi delle nevrosi". L’importanza del lavoro di Hesnard fu legata al suo sforzo di introdurre la Psicoanalisi in Francia tramite la traduzione dei lavori freudiani e di altri Autori; fornendo cosi la conoscenza diretta dei testi originari fino ad allora non disponibili in francese di fatto eliminò uno degli ostacoli principali alla diffusione del movimento psicoanalitico. Lo stesso Freud (1914) apprezzò il tentativo di Hesnard e del suo mentore Régis che considerava essere atto a dissipare ogni pregiudizio dei loro compatrioti nei confronti della nuova dottrina. Hesnard nella sua opera di trasposizione, descrisse i concetti di subconscio, rimozione e conflitto per poi concentrarsi sul termine sessualità che, a detta del transalpino, era inteso da Freud in maniera eccessivamente allargata. Nel proseguo del suo lavoro si limitò a descrivere le applicazioni terapeutiche della Psicoanalisi senza accettarla in blocco e mantenendo uno spirito critico. "La doctrine de Freud et de son école" fu pubblicata su "L’Encéphale" in tre numeri consecutivi nella prima metà del 1913, in essa la Psicoanalisi venne definita come un vasto sistema psicologico che si propone di spiegare la maggior parte delle forme dell’attività psichica umana, normale e patologica, e di stabilire, in particolare, il determinismo patogenetico delle nevrosi e delle psicosi. Hesnard partecipò alla commissione che ebbe l’obiettivo di francesizzare i termini psicoanalitici e aderì attivamente alla vita di diverse organizzazioni psicoanalitiche e di alcune delle quali fu anche fondatore. Fu inoltre analista didatta, ma rifiutò sempre di farsi analizzare. Egli non condivideva la visione freudiana dell’insight, che riteneva nascesse in altro modo; asseriva difatti che il paziente oppresso dai suoi sintomi e confuso, necessitava di essere indotto ad estrinsecare la sua personalità in un modo ideale e più rispondente alle richieste della società, liberandolo dalla confusione, così da permetterglieli di guarire dai sintomi. Tutto ciò veniva ottenuto instillando nel comportamento conscio dell’individuo alcuni automatismi mentali, tali da rendere i sintomi sempre più marginali nel tempo, fino alla loro esclusione dalla coscienza. A fronte di questo ragionamento, più vicino alle tecniche cognitive che a quelle analitiche, ideò un servizio di psicotecnica che utilizzava tecniche anche psicoanalitiche per individuare od escludere le persone più o meno portate per la leva e per favorire il congedo di coloro che manifestavano disturbi post-traumatici marcati.

G. Heuyer, psichiatra francese che nel 1921 divenne direttore del Sainte-Anne Hopital di Parigi, la clinica psichiatrica della Salpêtrière, pur non avendo una formazione psicoanalitica, apprezzò fin da subito il lavoro di Freud a tal punto da introdurne i dettami e la tecnica come strumento finalizzato alla cura all’interno della Clinica psichiatrica, ove assunse come analista, su raccomandazione di Freud, una donna che non ebbe origini francesi e non fu medico, cioè Eugenia Nacida Kutner, conosciuta meglio come Eugenia Sokolnicka. Ella nacque in Polonia nel 1884 e nell’autunno del 1921 fu inviata a Parigi come rappresentante ufficiale della Psicoanalisi in Francia dove diede una grande spinta allo sviluppo del metodo freudiano.

E. Pichon, anch’egli medico e analizzato dalla Sokolnicka, fu uno dei massimi fautori della francesizzazione della Psicoanalisi che aveva come obiettivo principale quello di eliminare gli elementi ebraici dalla teoria freudiana. In seno alla Société psychoanalityque de Paris propose di cambiare alcuni termini freudiani quali libido con "aimance" (amorevolezza) ed es con "inframoi" (me interiore), scontrandosi con la Bonaparte, e si oppose all’analisi laica scontrandosi con Lacan. Fu il primo a fondere le proprie conoscenze grammaticali e quelle psicoanalitiche ed a sostenere che il linguaggio risiede nell’inconscio proprio perché dalla lingua si arriva alle idee. Tale concetto venne poi rielaborato da Lacan con intuizioni molto più profonde.

Il processo di diffusione della Psicoanalisi nel territorio transalpino, iniziato alla clinica Saint-Anne, continuò nel 1925 quando il Patronage Rollet di Parigi (un istituto privato che ospitava, istruiva e dava lavoro ai minori di diciotto anni) aprì una clinica pedo-psichiatrica infantile, la cui direzione fu affidata ad Heuyer, che vi introdusse la Psicoanalisi tramite S. Morgenstern. Di lì a poco fu istituita alla Salpêtrière la cattedra di Neuropsichiatria infantile (prima in Europa e seconda in tutto il mondo dopo quella dell’Università di Buenos Aires) ed Heuyer ne fu nominato professore; durante quegli anni riuscì ad interrompere l’uso della lobotomia e diede ampi spazi a nuove tecniche diagnostiche e terapeutiche quali l’elettroencefalografia e la Psicoanalisi.

La Morgenstern, negli anni immediatamente precedenti il secondo conflitto mondiale, diede un rilevante contributo alla Psicoanalisi francese Sophie Morgenstern. Questa, dopo aver intrapreso un percorso di analisi terapeutica e didattica con la Sokolnicka, entrò, nel 1926, nella Società psicoanalitica di Parigi. Inoltre, fece parte della redazione della rivista l’Evolution psychiatrique e nel 1934 divenne docente all’Institute psychanalityque de Paris. In particolare, la metapsicologia della Morgenstern si colloca sulla scia di quella annafreudiana. La stessa riteneva infatti che le nevrosi infantili avessero le stesse strutture e le stesse cause di quelle presenti negli adulti. In altri termini, secondo la Morgenstern (1937) la patogenesi dei disturbi, sia infantili che adulti, deriverebbero da una scarsa maturità dell’Io che si dimostra incapace di svolgere un’adeguata mediazione tra le richieste interne dell’Es e le richieste della realtà esterna. Morgenstern affermava che nella terapia con i bambini compresi dai 3 ai 12 anni la tecnica principale che lo psicoanalista dovrebbe utilizzare è quella del disegno; mentre per i bambini con più di 12 anni e fino al momento in cui l’individuo risulti maturo per un colloquio proficuo, bisognerebbe utilizzare l’analisi del gioco.

Nonostante queste timide aperture, aleggiava una forte convinzione che può essere sintetizzata dalle parole: "la Psicoanalisi non avrà mai successo in Francia". E questo fu il giudizio di Raymond De Saussure, apparso nel 1921 sull’International Journal of Psychoanalysis, giustificato a detta dello studioso dal fatto che pochi francesi, fino ad allora, ebbero il reale desiderio di sperimentare i metodi psicoanalitici. De Saussure fu di rilevanza importante perché presentò in Francia la teoria e la prassi psicoanalitica e la sua opera fu di importanza notevole poiché rappresentava un chiarimento delle concezioni fondamentali di Freud e venne recepita come un manuale di tecnica ad uso esclusivamente dei medici e non del volgo curioso.

Un’altra figura di spicco nello sviluppo della Psicoanalisi in Francia, benché non diventò mai psicoanalista, fu H. Claude, che, nonostante avesse una formazione organicista, decise di aprire, subito dopo essere diventato associato al Sainte-Anne Hopital, un laboratorio di Psicoanalisi. Dal 1926 inserì nel programma universitario la disciplina "Elementi di Psicoanalisi" e diede corso a delle letture magistrali di Psicoanalisi nel corso delle lezioni. Egli in questo laboratorio assunse un altro grande psicoanalista, R. Laforgue. 

Laforgue fu l’elemento di spicco per la nascente psicoanalisi francese; egli si laureò a Parigi nel 1919 con la tesi "L’affettività nella schizofrenia da un punto di vista psicoanalitico". Nel 1923 avviò una corrispondenza con Freud che incontrò a Vienna l’anno dopo e con cui stabilì uno scambio di lettere fino al 1937. Nel 1927 partecipò alla fondazione della Rivista francese di Psicoanalisi e nel 1931 venne sostituito alla direzione del laboratorio di Psicoanalisi del Sainte-Anne Hopital da S. Nacht. Risentito per questo evento che percepì oltraggioso e convinto della superiorità bellica della Germania nel 1940, si decise a tentare un colpo di mano. Così cambiò orientamento politico, dato che fino a quel momento era stato uno dei leader del Lica (Lega internazionale contro l’antisemitismo), e contattò Matthias Goring, nazista, leader della NeoPsicoanalisi tedesca e cugino di Hermann Goring, il braccio destro di Hitler e, col suo appoggio, tentò di conformare la Società psicoanalitica di Parigi sul modello di quella tedesca. Alla fine della guerra, denunciato per tale motivo dallo psicoanalista J. Leuba, fu processato ma non solo venne assolto proprio per gli aiuti dati agli ebrei, in particolare ad Oliver Freud, ma ricevette anche nel 1953 la Légion d’honneur. Dal punto di vista teorico i suoi contributi più importanti riguardano i concetti di schizonoia, schizomania e super-io ipertrofico (Laforgue, 1938). In particolare, la schizonoia rappresenta uno stato emotivo derivante da un conflitto tra le decisioni consapevoli di un individuo e l’orientamento che il suo inconscio gli impone; mentre, il termine schizomania descrive una forma psicotica che si sviluppa in un soggetto schizoide per effetto di uno stato tossico o di una situazione conflittuale. Lo stesso concettualizzò la teoria del trauma dello svezzamento, che va di pari passo con la teoria del trauma della nascita di Rank, che consiste nella percezione del bambino di essere disunito dalla madre nel momento in cui ella termina di allattare il proprio figlio poiché, a seconda delle diverse modalità di svezzamento adottate dalla madre, potrebbero subentrare o meno dei problemi psicopatologici nell’infante, quali ad esempio dei disturbi della condotta alimentare.

Un altro personaggio di spicco della psicoanalisi francese fu Marie Bonaparte, moglie del principe Giorgio Schleswig-Holstein Glücksborg di Grecia e Danimarca, che era una discendente dell’imperatore Napoleone Bonaparte. Nonostante conducesse una vita piuttosto agiata, Marie Bonaparte fu soggetta a forti stati depressivi. Su consiglio dell’amico psicoanalista Laforgue, questa entrò in analisi con Freud il quale, nel breve arco temporale di un mese l’aiutò a risolvere le sue problematiche. Per tale ragione la Bonaparte si interessò alla Psicoanalisi tanto da continuare l’analisi personale per diventare a sua volta analista. Difatti divenne con successo professionale e personale collega prima e amica intima poi di Freud. In merito ai contributi materiali, rilevano le traduzioni in francese fatte dalla stessa dei libri di Freud e il finanziamento alla fondazione della Società psicoanalitica di Parigi, di cui fu presidente onorario nel 1962. Ella ebbe un ruolo istituzionale di notevole pregio all’interno di vari organismi psicoanalitici e nel 1926 entrò a far parte del comitato segreto che di lì a pochi mesi divenne il consiglio direttivo della International Psychoanalytic Association. Finanziò diverse attività legate alla Psicoanalisi quali la pubblicazione della Revue française de psychanalyse nel 1927 e l’Internationaler Psychoanalytischer Verlag, di proprietà di Freud, nel 1929 ed  infine nel 1934 l’Istituto di Psicoanalisi di Parigi, di cui fu il primo presidente. Nel 1938 corrispose a Freud 4.884 dollari, cifra necessaria per il pagamento della tassa d’espatrio dalla Germania, richiesta dai nazisti. Marie Bonaparte ebbe un ruolo di rilievo nella storia della Psicoanalisi non solo per il suddetto contributo materiale destinato con lo scopo di favorire lo sviluppo del movimento psicoanalitico, ma soprattutto per aver salvato le lettere scritte da Freud a Fliess ed il tomo Progetto per una psicologia; essendo entrata in possesso delle uniche copie esistenti di queste opere, che rappresentano un patrimonio inestimabile per la storia della Psicoanalisi, le conservò gelosamente le lettere, impedendo che fossero distrutte dai nazisti, e facendole pervenire ad Anna Freud che nel 1950 le fece pubblicare. La Bonaparte fu una convinta sostenitrice del pensiero ortodosso freudiano e per questo si oppose in modo particolare a Jacques Lacan, che riteneva essere un sovversivo., anche se ne condivideva il pensiero in ordine alla questione relativa all’ammissione di analisti laici all’interno della Società psicoanalitica di Parigi. Dal punto di vista della teoria sviluppata dalla psicoanalista, decisamente interessanti sono le interpretazioni sull’opera di Edgar Allan Poe (Bonaparte, 1934). S’interessò anche di sessualità femminile sostenendo che la donna, avendo un percorso evolutivo psicosessuale più complesso di quello maschile, sarebbe soggetta a maggiori difficoltà sessuali sul versante psicologico.

Gli psicoanalisti francesi e non, presentati in questa disamina furono non solo i principali esponenti della Psicoanalisi in Francia in quegli anni, ma costituirono - tra il 1924 e il 1926 - il primo gruppo informale riunitosi intorno a Laforgue che si sarebbe successivamente trasformato nella prima vera associazione di Psicoanalisi francese. Fin dai suoi arbori la Psicoanalisi si diffuse all’interno di una cornice istituzionale diramata in diverse Società nazionali raggruppate e tutelate dall’Associazione Psicoanalitica Internazionale fondata nel 1910 e tale condizione fu imprescindibile anche in Francia.

Interessante è la descrizione offerta da Hesnard nel 1970 secondo cui: "Non si trattava di una società costituita, ma di un libero gruppo di amici, che lasciava ai suoi membri la più ampia libertà per unaricerca scaturita dalla clinica, e che si proponeva, attraverso la tecnica psicoanalitica mutuata da Freud, di penetrare la soggettività e la sessualità nei suoi significati di esplorazione e di terapia... Fu così che questo originale gruppo di lavoro divenne, secondo un’espressione accettata da tutti, l’anticamera della prima società parigina di Psicoanalisi". Freud incoraggiò sin da subito il lavoro dei parigini e tramite una corrispondenza epistolare con Laforgue espresse le sue attenzioni tanto da sottolineare a questo che: "la crescita di un gruppo simile dipende, come ci insegna l’esperienza, dalle qualità di colui che lo dirige" (Bourguignon, 1977, p. 275).

Un momento storicamente rilevante fu il 1925, anno in cui fu fondato il gruppo di "L’ Évolution psychiatrique", organizzato da Codet e di Pichon su incoraggiamento di Laforgue. Il gruppo diede vita ad una rivista che nacque con l’intento di studiare e diffondere i precetti psicoanalitici e fondare la Psicoanalisi francese con le ricerche cliniche e psichiatriche francesi. Questa rivista riassunse molto bene l’atteggiamento di una buona parte degli psichiatri francesi che si ponevano l’obiettivo di studiare, autonomamente, il metodo freudiano ed inserirlo all’interno della tradizione clinica e nosografica francese.

Il 4 Novembre 1926, dall’unione dei vari medici e studiosi sopracitati fu fondata la Société psychanalytique de Paris (SPP), con Laforgue come presidente fino al 1929, la Sokolnicka come vicepresidente e Loewenstein come segretario e tesoriere, che presto si affiliò all’International Psychoanalytical Association. Il gruppo maggiormente fedele all’ortodossia freudiana capeggiava la Società appena nata.Dal verbale della prima seduta si evince che la Società annoverava tra le sue file ben nove membri: Bonaparte e Sokolnicka che non erano medici, Hesnard, Pichon, Allendy, Borel, Laforgue, Loewenstein, Parcheminey ai quali successivamente si aggiunse Codet. L’obiettivo della Società era quello di riunire tutti i medici di lingua francese che erano in condizioni di praticare il metodo terapeutico freudiano. In particolare, si affermava l’esigenza di introdurre nella formazione dell’analista un percorso di analisi didattica propedeutico all’esercizio della Psicoanalisi, training che veniva offerto dai membri della stessa SPP. I primi didatti furono: Laforgue, Loewenstein, Saussure e Odier, i quali si aggiungessero presto all’organizzazione; nel 1929 entrò a far parte della Società il romeno Sacha Nacht. La SPP ebbe presto una propria rivista: il primo numero della "Revue francaise de Psychanalyse" vide la luce il 25 giugno 1927 e a partire dai numeri successivi alla prima edizione apparirono delle menzioni dirette al prof. S. Freud, che venne riconosciuto nel suo ruolo di mentore per il movimento francese e si fece riferimento alla "Sezione francese dell’Associazione Internazionale". La rivista si rivolgeva a coloro che per professione o per amore degli studi psicologici erano in condizione di adoperare nell’esercizio della loro attività il metodo e le concezioni psicoanalitiche. Non mancarono, però, i dissensi tra i membri della SPP e i temi più caldi ruotavano intorno all’analisi laica, alla formazione degli analisti ed ai rapporti con l’Associazione Internazionale. Freud nel suo carteggio con Laforgue si lamentò apertamente della tendenza del gruppo francese a cambiare i vocaboli e, forse, anche i concetti della Psicoanalisi. Respinse più volte i termini "scotomisation", "schizonoia", "resultante vitale", corrispondenti alla proporzione reciproca di narcisismo primario e di amore oggettuale, ma dall’altra parte mostrò consenso verso il termine "aimance" a sostituzione di libido. Inoltre, mentre il concetto di "trauma dello svezzamento" proposto da Laforgue venne duramente respinto da Freud, dall’altro egli fu affascinato dall’idea di Laforgue secondo cui la nevrosi d’angoscia sostituisce l’orgasmo e la consecutiva "erotizzazione dell’angoscia". Ma nonostante gli apprezzamenti e il riconoscimento dell’impegno profuso da Laforgue, Freud spinse i francesi sempre nella direzione di mantenere invariato l’impianto semantico, concettuale, metapsicologico e tecnico della Psicoanalisi. Malgrado ciò, durante la prima conferenza degli psicoanalisti di lingua francese venne costituita la Commissione linguistica per l’unificazione del vocabolario psicoanalitico francese sotto la direzione di Pichon, atta ad ottenere un dizionario completo dei termini psicoanalitici in lingua francese.

Nel 1929 la SPP annoverava ventinove membri e in quel periodo andarono intensificandosi i rapporti con gli analisti di altri paesi. Nel 1930 la Reveu ospitò degli interventi di esponenti di spicco dell’Associazione Internazionale come Anna Freud e l’anno precedente i membri della SPP collaborarono alla costituzione di una commissione incaricata di prendere contatto con altri gruppi europei organizzati per elaborare un progetto unico di programmazione dell’insegnamento psicoanalitico. Gli obiettivi che si pose la SPP furono quelli di organizzare dei corsi per istruire i futuri analisti ed avviare un progetto di prevenzione delle malattie mentali raggiungendo le scuole e le famiglie. Nonostante i dibattiti presenti in seno alla Psicoanalisi francese, gli analisti non erano più isolati e la dottrina psicoanalitica iniziò ad essere discussa in Francia con una nuova apertura culturale e mentale. Durante il decennio precedente alla seconda guerra mondiale, il movimento psicoanalitico transalpino acquisì una sua concreta fisionomia ed un rinomato prestigio all’interno del mondo psichiatrico francese.

Hesnard (1933), nel discorso di apertura della settima Conferenza degli psicoanalisti di lingua francese, sottolineò quanto la Psicoanalisi in Francia stesse assumendo un carattere "medico", affermandosi come disciplina scientifica. Si creò, gradualmente, all’interno della Società una prima crepa, che porterà in seguito ad una scissione, tra psicoanalisti "integrali", desiderosi, a detta di Hesnard, di applicare la Psicoanalisi a tutti i problemi dell’umanità senza limitazione alcuna, e una Psicoanalisi "clinica e medica", i cui promotori utilizzavano la tecnica freudiana non come la panacea di tutti i mali psichici bensì come completamento del metodo clinico abituale. La Psicoanalisi in Francia si affermò con concretezza e autorevolezza il 10 gennaio 1934, quando fu inaugurato l’Istituto per l’insegnamento della Psicoanalisi. L’Istituto si prefiggeva lo scopo di formare con dei corsi universitari ad hoc coloro i quali desideravano imparare l’arte della Psicoanalisi.

In quegli anni vennero proposte delle innovazioni e delle modifiche alla tecnica freudiana. Due psicoanalisti viennesi definiti "deviazionisti" dal metodo freudiano, in particolare, influenzarono il pensiero di alcuni analisti francesi. Uno fu R. A. Spitz che insegnò Psicoanalisi a Parigi per un breve periodo prima di emigrare negli Stati Uniti. In particolare, egli si occupò di età evolutiva e fu uno dei primi studiosi ad applicare il metodo dell’osservazione indiretta delle madri nell’atto di accudire i propri bambini; sottolineò l’importanza della diade madre-bambino e dell’ambiente sociale allargato, postulò che lo sviluppo infantile avveniva tramite alcuni stadi (pre-oggettuale, dell’oggetto precursore, dell’oggetto libidico e di riconoscimento del sé) e parlò di depressione anaclitica.

Maggiormente pregnante fu l’influenza di O. Rank sugli esponenti della Psicoanalisi francese. Rank si trasferì a Parigi nel 1926 dove divenne professore di Psicoanalisi alla Sorbona e nell’estate del 1934 fondò sempre nella capitale francese il Psychological Center and Summer Institute, che formava analisti rankiani tramite un corso della durata di sei settimane. Rank, propose la teoria del trauma della nascita nella quale ipotizzò che la vera fonte della nevrosi sia l’atto stesso della nascita e il distacco dal grembo materno. Tramite tale teorizzazione spostò l’attenzione dall’edipo ai problemi relazionali madre-figlio, sia come elemento simbiotico pre-nascita, sia come diade problematica post-nascita. Tale impostazione non venne tuttavia accettata dagli altri analisti, per cui nacquero una serie di polemiche che culminarono nell’allontanamento di Rank dal mondo psicoanalitico. Laforgue fu influenzato da Rank e difatti anch’egli considerò secondario il ruolo del complesso di Edipo. A tale merito dichiarò che non sussistente la necessità, nel corso dell’analisi, di un lavoro di ricostruzione di tutte le vicende infantili e a partire da ciò si fece fautore di una psicoterapia temporalmente abbreviata rispetto alle concezioni ortodosse. Tale abbreviazione dell’analisi fu respinta da Freud. La Sokolnicka, anch’essa influenzata da Rank, propose a sua volta delle terapie analitiche abbreviate rispetto alla classica durata dell’analisi freudiana.

Gli analisti francesi iniziarono a proporre delle modifiche al metodo freudiano, ma ognuno di essi elaborò e si concentrò in maniera creativa su uno dei diversi aspetti della Psicoanalisi freudiana. R. Loewenstein (1927), che paragonava la terapia ad uno "svezzamento affettivo", sottolineò l’importanza dell’utilizzo del transfert per la cura del paziente. Nacht rivoluzionò il ruolo dello psicoanalista all’interno della seduta analitica, considerato come una forte presenza all’interno del processo e non più come "specchio impassibile". Secondo Nacht (1968) la terapia psicoanalitica dovrebbe proporre la trasformazione di un Io debole in un Io forte. In particolare, essa consiste in un lavoro di riorganizzazione dell’Io più che in una ricostruzione del passato rimosso dal paziente, quest’ultimo collabora coscientemente alla terapia. Lo stesso evidenziò l’importanza del controtransfert al pari del transfert; negò l’istinto di morte in quanto l’aggressività presumeva nascesse certamente quando la frustrazione supera una soglia di tolleranza ma tale situazione, a detta dello psicoanalista, non era dovuta esclusivamente alla forza del thanatos quanto alla forza della libido stessa che tende a raggiungere la soddisfazione per questa via. Il contributo più rilevante dello psicoanalista romeno riguarda però il ruolo dell’analista. All’inizio del processo analitico la presenza dell’analista, non interventista, permette al paziente di poter accedere ad una zona non conflittuale dell’Io dalla quale poter attingere le risorse necessarie per la risoluzione della patologia. Nel proseguo della terapia, l’atteggiamento dell’analista doveva virare rotta, diventando anche direttivo e partecipativo, per poter permettere alle forze così liberate di interferire positivamente nella vita del paziente e inducendo i cambiamenti più opportuni. Nella fase finale della cura il classico atteggiamento di neutralità può essere controproducente ed aggravare la nevrosi da transfert. L’analista mostrandosi in tutta la sua realtà umana permetterebbe così al paziente di avvertire una presenza gratificante e disponibile e un accoglimento incondizionato che potrebbero fargli rivivere quell’amore di cui si è sentito privo fin dall’infanzia e di cui ha bisogno per guarire. Secondo Nacht, quindi, l’atteggiamento dell’analista costituisce il principale fattore di guarigione (Nacht, 1963).

Dal confronto con la psichiatria classica emersero le idee di Daniel Lagache e Jacques Lacan, che saranno i protagonisti, nel 1953 della scissione che si verificò in seno alla Società psicoanalitica francese. Lagache, psichiatra e filosofo, iniziò la sua carriera nel 1931 come allievo di Claude e fu analizzato da Loewenstein. Egli anticipò la questione del rapporto tra inconscio e linguaggio che sarà fondamentale nella riflessione di Lacan. Si occupò inoltre di psicosi che lo portarono ad interessarsi specificamente delle allucinazioni uditive tanto che, nel suo studio clinico del 1934 "Les hallucinations verbales et la parole", criticò la visione psichiatrica della problematica che considerava questa tipologia di allucinazioni alla stregua di un fenomeno psicomotorio elementare e isolabile. Lagache (1956) sosteneva invece che l’allucinazione non è estranea all’individuo ma fa parte di esso e da esso è prodotta, è un atto verbale, virtuale o attuale che il paziente non sente più suo e l’attribuisce ad un interlocutore. Quindi, partendo dal presupposto che la parola dovesse essere intesa come una successione di atti verbali, il compito del medico sarebbe quello di ricercare ciò che la collega e la distacca dall’Io. Le allucinazioni verbali, secondo Lagache, dipenderebbero dall’Io, fonte di tendenze autocritiche e autopunitive, infatti esse consistono spesso in rimproveri e minacce, agisce in questo caso il meccanismo della proiezione secondo cui i rimproveri che il soggetto rivolge a sé vengono percepiti come se fossero stati pronunziati da altri. Lagache ricondusse alla base di questo sintomo una diminuzione della vigilanza della coscienza variabile da caso in caso.

Formatosi in parallelo a Lagache, ma esponente ben più rilevante, il parigino Lacan è in assoluto lo psicoanalista francese più riconosciuto a livello internazionale. Jacques Marie Emile Lacan nacque in un’agiata famiglia cattolica ed ebbe un’educazione impartita dai gesuiti. Frequentò la facoltà di medicina dell’Università di Parigi, nel 1926 si laureò e successivamente iniziò la specializzazione in psichiatria, conseguita nel 1931 con la tesi, inviata a Freud, dal titolo: "Sulle psicosi paranoiche in relazione alla personalità". Dal 1932 al 1938 intraprese con Loewenstein un’analisi didattica, caratterizzata da un transfert negativo e nel 1934 divenne membro della Società psicoanalitica di Parigi. Nel 1936 esordì sulla scena psicoanalitica con la presentazione, al XIV Congresso psicoanalitico internazionale, di una relazione sullo "stadio dello specchio" da lui stesso teorizzato. Utilizzando gli apporti della linguistica strutturale, influenzato da autori come De Saussure e Jakobson e dall’antropologia, e nonostante si professare freudiano, giunse a conclusioni incompatibili con l’ortodossia psicoanalitica, fino al punto di stravolgere la tecnica classica della psicoanalisi. In particolare, in ordine alle regole del setting, Lacan riteneva che le sedute dovessero avere durata "variabile", non fissata in anticipo ma decisa di volta in volta dall’analista, che poteva interrompere il discorso quando lo riteneva più opportuno. Inoltre, lo stesso soleva lasciare la porta dello studio aperta in modo che coloro che si trovassero in sala d’attesa potessero ascoltare, così da fare una seduta in gruppo senza gruppo. Ancora, Lacan non rispettava la regola dell’astinenza. Questo, in modo analogo alla durata della seduta, non considerava legittimo determinare la durata di una terapia poiché riteneva che il tempo necessario alla risoluzione dei problemi del paziente non poteva essere definito aprioristicamente. E ciò a maggior ragione considerando che se la guarigione non dovesse arrivare nei termini previsti, il paziente deluso e frustrato si troverebbe alienato dal percorso terapeutico. Si può affermare che l’assioma fondamentale della teoria lacaniana sia il seguente: "l’inconscio è strutturato come un linguaggio" (Lacan, 1966). Difatti, ciò che conta in una psicoanalisi lacaniana è "come" si parla (il linguaggio simbolico dell’inconscio) piuttosto che "ciò" che si dice. Sarebbe interessante svolgere una breve analisi della metapsicologia lacaniana alla quale tuttavia occorre rinunciare poiché, attesa la complessità dell’argomento, sarebbe difficile coniugare la sinteticità con la chiarezza espositiva. Si proseguirà quindi con l’analisi della storia del movimento psicoanalitico, la cui evoluzione subì un arresto a seguito della obbligata riduzione delle sue attività negli anni del secondo conflitto mondiale e, nello specifico, nel maggio del 1940 con l’ingresso dei nazisti in Francia.

A seguito di tale fatto l’Institut de psychanalyse de Paris venne chiuso ed alcuni psicoanalisti di origini ebree, come Loewenstein e Saussure, emigrarono negli Stati Uniti. Contemporaneamente alcuni psicoanalisti parigini rimasti nel territorio transalpino iniziarono a riunirsi informalmente a casa di John Leuba. John Leuba, di origini svizzere, laureatosi in medicina a Parigi, dal 1928 al 1931 intraprese un’analisi con Loewenstein. Nel 1932 entrò nella Società psicoanalitica di Parigi della quale fu segretario nel 1934 e presidente dal 1946 al 1948. S’interessò di nevrosi familiari e sostenne che i conflitti irrisolti della coppia genitoriale si potrebbero trasferire ai figli per il tramite del Super-io. In particolare, al momento della formazione di questa istanza, cioè alla fine del complesso edipico, essa modulandosi su quella genitoriale ne assumerebbe le virtù ma anche i difetti (Leuba, 1936). Nel luglio del 1940, con la nascita del regime di Vichy, la Società di Psicoanalisi sospese le proprie attività fino al 1945, anno della liberazione. 

Nel periodo compreso tra il 1945 e il 1953, la Psicoanalisi iniziò ad affermarsi definitivamente all’interno delle strutture ospedaliere francesi. Consecutivamente crebbe la domanda di nuovi analisti e la SPP decise di fondare un nuovo Institut de psychanalyse dedicato alla formazione dei futuri analisti (Francioni, 1982). Il gruppo parigino, nel secondo dopo guerra, attraversò una grande fioritura e venne riconosciuto perfino dall’Associazione Psicoanalitica Internazionale, tanto che nel 1952 alla SPP facevano capo oltre settanta analisti in formazionale ed erano state avviate un centinaio di "analisi controllate". Lo sviluppo della didattica che avrebbe dovuto consegnare agli allievi la possibilità di esercitare adeguatamente la pratica analitica fu motivo di numerosi dibattiti all’interno della Società parigina. In aggiunta a ciò all’interno della SPP si delinearono due diverse posizioni: la prima, rappresentata da Nacht, di stampo "medico", che individuava l’esigenza per la Psicoanalisi francese di ottenere riconoscimenti ufficiali; l’altra, invece, guidata da Lacan e Lagache, si poneva come obiettivo principale quello di ottenere un confronto tra la Psicoanalisi e le correnti culturali più avanzate. Gradualmente la SPP si scisse in tre correnti. Un primo gruppo capeggiato dal comitato dell’Institut comprendente Nacht ed altri psicoanalisti quali Lebovici e Schlumberger, un secondo gruppo definito la "fraction de la Princesse" guidato dalla Bonaparte ed un ultimo gruppo la "fraction d’opposition liberale" capitanato da Lacan e Lagache. Lacan venne eletto alla presidenza della SPP il 20 gennaio 1953, con Lagache vicepresidente. La sua presidenza durò solo alcuni mesi perché dalle contrapposizioni descritte si originò una scissione nel 1953, peraltro già preconizzata da Hesnard nel 1933, con l’allontanamento di Lacan dalla stessa. L’oggetto delle contrapposizioni riguardava principalmente questioni di metodo, e non questioni di contenuto. In particolare, l’Associazione Internazionale di Psicoanalisi di cui la SPP era parte integrante, vincolava i membri a metodologie di lavoro precise, che fungevano da collante per le diverse Società nazionali. Affermava che la terapia psicoanalitica dovesse avere una durata di quattro anni e dovesse essere scandita dalle quattro alle cinque sedute settimanali, di cinquanta minuti l’una. Ma Lacan si dimostrò presto insoddisfatto da tali limitazioni, mostrandosi ostile ai vincoli imposti dall’alto. Tale atteggiamento è possibile collegarlo all’insoddisfazione derivante dalla sua analisi didattica svolta con Loewenstein. Per tale ragione Lacan riteneva che le sedute dovessero essere brevi cosicchè il clinico avrebbe avuto il vantaggio di stimolare il paziente spezzando il discorso su parole significative con una chiara ricaduta positiva sulla terapia. Tali posizioni non vennero accettate dagli altri psicoanalisti, e tra questi Sacha Nacht, ligi ai dettami dell’IPA. Così il 16 giugno 1953, con una maggioranza di sedici voti su diciotto, venne tolta la fiducia a Lacan che dovette dimettersi dalla carica di presidente. Ed è proprio da questa rottura che si realizzò la scissione da cui nacque la Société française de psychanalyse (SFP), fondata dallo stesso Lacan e Lagache, e venne inaugurato ufficialmente l’anno successivo l’Institut de psychanalyse ad essa collegato. Aderirono alla SFP ben quarantacinque allievi, che abbandonarono la Società psicoanalitica di Parigi; l’attività dell’appena nata Società francese di Psicoanalisi venne inaugurata l’8 luglio presso la clinica Sainte-Anne con una relazione di Lacan su "L’immaginario, il simbolico, il reale". In analogia alla SPP, anche la neonata Società francese si pose fin da subito l’obiettivo di ottenere il riconoscimento e l’affiliazione all’IPA. Tuttavia, dopo circa un anno dalla richiesta, il comitato nominato per valutare tale affiliazione, date le condizioni di insegnamento proposte all’interno della SFP, e nello specifico da Lacan, rigettò tale richiesta.Si tentò nuovamente, nello stesso anno, di ottenere l’affiliazione all’IPA. Tale questione venne presa in esame in occasione del Congresso Internazionale di Copenaghen del luglio 1959. All’epoca la SFP comprendeva quindici titolari e diciassette membri associati e vantava una rivista ufficiale, "La psychanalyse", pubblicata dalle Presses universitaires de France, ed un’iniziativa editoriale, collana "Bibliotéque de psychanalyse et de psychologie clinique". A tale richiesta fu risposto con l’offerta di divenire un "Gruppo di studio" dell’IPA, oltretutto a condizione di accettare alcune "raccomandazioni" quali l’allontanamento progressivo di Lacan dalla Società. Così i membri della SFP ritirarono la domanda di affiliazione come "Società" e chiesero il riconoscimento come "Gruppo di studio" dell’IPA ma non allontanando Lacan che continuò ad avere un ruolo preminente nello sviluppo della didattica della SFP, ragion per cui il 20 maggio 1964, l’Associazione Internazionale di Psicoanalisi dopo aver, in un primo momento, accettato la SFP le tolse lo statuto di "Gruppo di studio". Un certo numero di membri della SFP, tra cui Anzieu, Berge e Lagache, formarono un nuovo "Gruppo di studio francese" (FSG) appoggiato dall’IPA e contemporaneamente Lacan formò il Groupe d’études de la psychanalyse. Nel luglio dello stesso anno, il FSG si trasformò nell’APF, Association psychanalytique de France, che venne ulteriormente accettata come "gruppo di studio" da parte dell’IPA. Il 21 giugno 1964, Lacan fondò l’EFP, Écoles de psychanalyse. Scissa in tante parti, la SFP venne sciolta il 19 gennaio 1965 durante un’assemblea straordinaria e i suoi beni vennero equamente ripartita tra l’APF e la scuola di Lacan divenuta École freudienne de Paris. Quest’ultima era articolata in tre distinte sezioni: la prima riguardava la prassi e la dottrina della Psicoanalisi; una seconda si occupava della Psicoanalisi applicata, quindi ciò che concerneva la pratica terapeutica, aperta a medici e laici; la terza concerneva gli aspetti epistemologici e affermò i principi per cui la prassi analitica doveva essere riconosciuta come scienza. Il lavoro nella scuola si svolgeva in piccoli gruppi ("cartelli"), composti da un numero esiguo di persone variante da tre a cinque unità, più un responsabile e dedicati a diversi argomenti psicoanalitici. L’EFP si pose sotto il segno del ritorno al testo di Freud ed alle origini del movimento psicoanalitico. Lacan concepiva la formazione del futuro psicoanalista su due assi: uno concernete il divenire psicoanalista, l’altro riguardante il sapere dello psicoanalista. La formazione concernente il divenire psicoanalista avveniva secondo il modello di una Psicoanalisi freudiana. La formazione che riguardava il sapere dello psicoanalista si concretizzava secondo il modello di un insegnamento di tipo post-universitario. Per quanto riguarda la formazione che concerneva il divenire psicoanalista, ossia il divenire un professionista che si supporta del sapere inconscio che lo rende capace ad analizzare, Lacan ha mantenuto le stesse esigenze formative concettualizzate nel corso degli anni e dello sviluppo del movimento psicoanalitico da Freud e poi dalla Società Internazionale di Psicoanalisi. Per cui secondo lo stesso, un candidato all’esercizio della Psicoanalisi si forma innanzitutto tramite la propria analisi personale, condotta presso uno psicoanalista e, successivamente o in concomitanza con la fine della sua analisi, con diversi controlli della propria pratica clinica ottenuti presso altri psicoanalisti diversi dall’analisi didatta. Alla fine di un’analisi, Lacan prevedeva, senza peraltro renderlo obbligatorio, un dispositivo inedito di verifica della posizione soggettiva dell’analizzato e di trasmissione di quanto egli ha acquisito come sapere inconscio, dispositivo chiamato "le passe". Al candidato psicoanalista veniva richiesto come conditio sine qua non di sottoporsi ad un’analisi nel ruolo del paziente. In altri termini, non bastava quindi sottoporsi ad esami psicologici e neppure a una psicoterapia, non bastava neppure studiare i testi o conoscere la teoria, poiché veniva richiesta al futuro analista una sufficiente conoscenza del proprio funzionamento inconscio: un analista diveniva tale a partire dalla propria esperienza di essere paziente del proprio inconscio. Le passe è un dispositivo ideato da Lacan per permettere alla Scuola di verificare la posizione di un analizzante candidato a divenire analista. Lo scopo de le passe è duplice: di verifica del punto di elaborazione in cui è giunto l’analizzante e di trasmissione alla Scuola, e quindi ad altri analisti, del sapere acquisito a partire dalla propria analisi. Concretamente, ne le passe un analizzante, chiamato passant, parla della propria analisi ad altri due analizzanti, chiamati passeurs, tirati a sorte in una lista preparata dalla segreteria de le passe. I passeurs riferiscono de "le passe" del passant a un cartello composto da una commissione specifica, nominata per permutazione tra analisti sperimentati e altri passeurs, la quale determina l’esito della verifica richiesta. In caso di esito positivo il passant è nominato AE (analyste de l’Ecole) per tre anni, periodo in cui avrà l’incarico di trasmettere alla Scuola gli insegnamenti sui momenti critici, soluzioni, risoluzioni ed eventuali progressi della teoria che egli ha ricavato a partire dalla propria analisi personale. Così intesa questa forma di verifica è imprescindibile da un lavoro di elaborazione e di teorizzazione effettuato da diversi analisti, ed è per questo che l’applicazione de le passe è impossibile al di fuori o senza la Scuola. Il titolo di AME (analyste membre de École) legittimava esclusivamente la competenza professionale degli analisti che volessero appartenere all’École. Lacan ha chiamato Scuola l’insieme degli analisti che seguivano il suo insegnamento, evitando il termine Società, perché il termine Scuola indicava che l’essenziale non era il fatto di assemblare un insieme di pari o di simili, ma di permettere a delle persone, che esercitavano la Psicoanalisi, di essere e di rimanere in continua in formazione. La Scuola era insomma, il luogo in cui ogni analista, uno per uno, si collocava in posizione di analizzante della propria esperienza e ritrova lo stimolo e il motivo per continuare ad analizzare la propria posizione di analista, cosa che può fare al meglio solo in quanto analizzante. Per quanto riguarda la formazione che concerneva il sapere dello psicoanalista, ossia l’acquisizione di conoscenze necessarie all’esercizio della pratica psicoanalitica, di pari passo con il pensiero di Freud, Lacan riteneva che lo psicoanalista dovesse essere edotto in molte discipline e non solo relative al campo della psicologia, della medicina o della psichiatria, ma anche in altri settori che spaziano dalla letteratura all’etnologia. Lacan nel 1980, un anno prima della sua scomparsa, sciolse l’EFP e fondò un’ultima scuola chiamata École de la Cause freudienne. 

L’organizzazione dell’Ecolè suscitò molteplici critiche e controversie interne rispetto alla concezione lacaniana della didattica e tali contestazioni sfociarono in un’ulteriore scissione che portò, nel 1969, alla nascita del Quatrième Groupe, Organisation psychanalytique de langue française (OPLF) formato dagli stessi dissidenti: P. Aulagnier, F. Perrier et J. P. Valabrega. Il Quatrième Groupe poneva l’accezione sull’ "analyse quatrieme" per cui ogni analisi didattica implicava: un paziente in analisi; un candidato che è l’analista di quel paziente; l’analista del candidato ed un quarto analista. Consisteva, in pratica, in un’analisi approfondita dei dati risultanti dall’analisi del candidato e anche dalla pratica del suo didatta, e prevedeva sedute di lavoro molto lunghe e complesse. Tutt’oggi l’OPLF è attiva in Francia.

La morte di Lacan non arrestò tuttavia lo sviluppo della psicoanalisi in Francia. Annoveriamo infatti oggi all’interno dello scenario psicoanalitico francese alcuni studiosi e clinici che a vario titolo favorirono la crescita istituzionale di diverse Società e Associazioni e lo sviluppo metapsicologico della Psicoanalisi. In particolare, dopo lo scioglimento della Scuola freudiana di Parigi nel 1980, Maud Mannoni, una psicoanalista francese di origini olandesi che si occupò di disabilità infantile e dell’applicazione della Psicoanalisi a tale ambito fino ad allora inesplorato dagli psicoanalisti, ha contribuito a fondare nel 1982, con il marito Octave Mannoni e Patrick Guyomard, il Centro di Formazione e ricerca psicoanalitica (CFRP). Dopo una crisi interna al movimento, una volta richiesto nel 1994 lo scioglimento del CFRP, la Mannoni ha fondato il 16 ottobre 1994, una nuova società: "Spazio analitico", che ha presieduto fino alla sua morte nel 1998. Una figura di spicco nella Psicoanalisi francese ai giorni d’oggi è Jacques-Alain Miller, allievo e genero di Lacan, avendo sposato sua figlia Judith Lacan, psicoanalista anch’ella e deceduta recentemente, è riconosciuto tutt’oggi come il massimo esponente lacaniano della Psicoanalisi francese. Fu anche allievo e legatario del suocero e difatti curò l’edizione e la pubblicazione dei suoi seminari, rilevandone l’eredità intellettuale. Nel 1966 ha fondato la rivista Cahiers pour l’Analyse, alla cui redazione parteciparono: A. Badiou, F. Regnault e J. C. Milner. Ha inoltre partecipato alla rivista lacaniana Ornicar ed è anche co-direttore della rivista del campo freudiano dal nome "(Re)-Turn: A Journal of Lacanian Studies". Quando Lacan si spostò all’Università di Vincennes, Miller lo seguì fondando insieme a lui "Le Champ freudien". Alla morte di Lacan, Miller, come già detto, ne è diventato uno degli eredi, cominciando a sua volta dei seminari settimanali chiamati "L’orientation lacanienne", basati sull’esposizione e l’analisi del lavoro del suocero. Ha inoltre supervisionato le edizioni in altre lingue degli Écrits di Lacan, tra cui quella italiana presso Einaudi. Meritevoli di menzione sono due suoi collaboratori, S. Žižek, suo allievo al Dipartimento di Psicoanalisi dell’Università di Parigi VIII e A. Badiou con cui nel 1992 ha fondato la "World Association of Psychoanalysis" (WAP).

Si può tuttavia concludere sostenendo che Lacan sia uno degli autori fondamentali della Psicoanalisi francese. E ciò in quanto diede il maggior contributo in termini di impulso allo sviluppo della stessa attraverso la sua attività di critica, con la quale contribuì allo sviluppo del pensiero freudiano e delle tecniche di insegnamento della psicoanalisi. Ma è di interesse anche un altro aspetto di Lacan, quello relativo all’avversione che lo stesso suscitava nei suoi colleghi, tanto da divenire uno dei protagonisti della scissione del 1953 che si realizzò in seno alla Psicoanalisi francese. Tuttavia, come si è avuto modo di osservare, il mondo psicoanalitico è stato da sempre caratterizzato da un’accesa dialettica tra i suoi protagonisti. Per questo, basti pensare ai contrasti tra Freud e Jung e poi tra lo stesso padre della Psicoanalisi e Rank e Ferenczi.

Ebbene, si può di certo affermare che proprio tale contesto e il lavoro degli psicoanalisti francesi hanno favorito non solo lo sviluppo della teoria e della tecnica psicoanalitica a livello locale, ma anche l’espansione della disciplina a livello internazionale.

Pasquale Luca Quieto, Psicologo clinico, specializzand0 presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica e Gruppoanalitica di Reggio Calabria


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